Anche oggi abbiamo sbagliato a ordinare. Non è solo una questione di lingua, credo, è che proprio non riusciamo a capirci coi francesi. Croque monsier on salade uno si aspetta una bella insalata, non si sa perché ‘sotto’ al croque monsier ma comunque inequivocabile, insalata: c’è scritto. Vai che si mangia un po’ di verdura. Invece arriva il croque monsier con una montagna di immancabili patatine fritte a fianco, appoggiato su una foglia di lattuga. Piccola peraltro. Il croque monsier enorme, fritto pure lui, pesantissimo, l’ho digerito fino alle quattro del pomeriggio pedalando sotto alla pioggia.
Sì perché nel baretto ci siamo riparate disperate dopo un’ora di pioggia fitta, ci siamo cambiate nel bagno, cercando nella borsa qualcosa di asciutto, e abbiamo preso un té caldo nel vano tentativo di scaldarci. Poi, dopo aver mangiato i nostri piatti sbagliati, siamo restate a lungo sulla porta scrutando il cielo e provando a indovinarlo, tentando più volte di ripartire ma ogni volta fermate da uno scroscio torrenziale che ci faceva rimandare la partenza di qualche minuto.

La strada lungo il fiume, piatta e facile all’apparenza ma battuta da un vento gelido e contrario, si interrompe proprio qui e siamo incerte se prenderci l’acqua lungo lo stradone, che è più veloce ma trafficato, o bagnarci da capo a piedi sulle colline, strada con continui saliscendi ma poche macchine. Decidiamo per il saliscendi e dopo la prima mezz’ora di diluvio il cielo si apre e ci ritroviamo in una delle più belle strade fatte dall’inizio del nostro viaggio. Il cielo con i suoi nuvoloni neri e gli squarci d’azzurro accentua i contrasti tra le macchie di verde dei vigneti, il giallo del grano, il grigio azzurro della strada bagnata, si passa in mezzo a paesini incantati, con le vecchie case di pietra e le cantine. Lo Champagne è un po’ come la Toscana, gli assomiglia davvero moltissimo, ma qui c’è più pioggia e se sei un’oca sei piuttosto sfortunata.
Il saliscendi è divertente ma dopo aver fatto 65 chilometri le gambe cominciano a farsi sentire e le vigne, le colline, i campi, le nuvole, diventano una geometrie sfocata sullo sfondo. In primo piano la fatica.

Comunque il lavoro vero di oggi è stato il cambio di abbigliamento; ogni dieci minuti cambio di tempo e quindi ogni dieci minuti cambio vestiti. Pantalone lungo, corto, felpa, giacca per la pioggia, giacchina leggera per il vento, rimetti la felpa, togli tutto e rimani con la maglietta corta, rimetti la giacca per la pioggia, che caldo con la giacca per la pioggia… Una specie di sfilata primavera estate autunno inverno e ancora primavera, come passerella lunghissimi filari di vite, come pubblico le simpatiche e sfortunate oche.

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