IL MIGLIOR NEMICO DELL’UOMO

IL MIGLIOR NEMICO DELL’UOMO

Vorrei incontrare un entomologo e parlare lungamente degli usi e costumi dei tafani. Pensavate anche voi che l'animale più fedele all'uomo fosse il cane? Prima della Patagonia la mia unica esperienza diretta coi tafani era stata una puntura un pomeriggio di luglio in piscina all'età di quindici anni. Tutti scappavano tuffandosi in acqua per sfuggire al suo attacco ossessivo e io ignara ero rimasta sul bordo ed ero stata punta. Mi ero fatta l'idea che i tafani fossero insetti rari, non avendone più incontrati se non qualche volta in montagna. In Patagonia ho avuto modo di rivedere la mia idea sulla diffusione dei tafani, e sono arrivata alla conclusione che, insieme agli gnu africani, prenderanno possesso del mondo. Gnu e tafani. Sulla Carretera Austral, specie sui valichi montani, specie nelle ore più calde, specie quando il vento si calma, l'aria è invasa da questi esseri neri ronzanti. Intercettano il tuo corpo di passaggio e non lo mollano più. Ti hanno scelto, come se fosse un giuramento...
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NEVER GIVE UP?

NEVER GIVE UP?

Gli aforismi mi hanno sempre fatto venire l'orticaria, anche quelli che dicono cose vere ma che, solo per il fatto di essere diventati aforismi, si sono svuotati di ogni senso. Sono diventati comodi proclami, a rassicurarci su ciò che è giusto dividendolo con una linea netta da ciò che non lo è, per niente. Ma anche le frasi a effetto, che sono un po' dei motti, delle massime di vita, non le ho mai sopportate. Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare! Dai sempre il massimo! Vai oltre i tuoi limiti! Never give up! Sarà il nome del posto, Porto Rio Tranquillo, sarà che Silvia dopo avermi trascinato con la sua determinazione su per le salite, e avermi convinta a resistere al ripio, oggi ha avuto un tracollo, sarà la polvere che ci ha appesantito le gambe, ma noi oggi ci siamo fermate. Ci siamo sedute sulla riva del lago General Carrera, che sulla sponda Argentina si chiama lago Buenos Aires, guardando le...
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CHILE MEJOR

CHILE MEJOR

Chile Mejor inneggia a caratteri cubitali la cartellonistica a lato delle Carretera Austral. In helvetica bianco su una foto sciatta di una strada già asfaltata. Chile Mejor è il ritornello che mi gira in testa mentre pedaliamo provando a trovare un ritmo sul ripio. Il ripio è quello che noi chiamiamo comunemente sterrato ma qui sulla Carretera Austral, dove tutto è costantemente variabile, anche il ripio cambia ogni chilometro. Direi che, a memoria, in tre giorni abbiamo incontrato una decina di varietà di ripio. Terra smossa con sassi e buche, selciato classico, brecciolino insidioso, terra schiacciata e compatta, terra schiacciata ma bagnata, sassi piccoli e bianchi, cemento con sopra sassi liberi, cemento con incastrati qua e là dei sassi, sabbia con grossi sassi liberi, mattoncini autobloccanti coperti di sabbia. Chile mejor ma con calma. Intanto la Carretera Austral rimane prevalentemente sterrata, appunto, e questo è il suo bello, ciò che rende il nostro viaggio ancora più epico. Ma sterrato viene da terra e la terra...
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PIACERE, SONO IL SIGNOR PAMPERO

PIACERE, SONO IL SIGNOR PAMPERO

I primi a provarne gli effetti furono i colonizzatori spagnoli che si trovavano nella zona del Rio de la Plata, che divide l'Argentina dall'Uruguay; costoro ne percepivano la provenienza dalle zone più interne e meridionali, le pampas (praterie), e dunque lo battezzarono pampero. Il pampero è un vento forte e freddo di origine sud polare, che spira in Sud America. Ieri abbiamo fatto la conoscenza del Signor Vento della Patagonia. Ho cercato in wikipedia per dargli un nome e dei connotati più precisi perché lui si è presentato in maniera un po' brusca e senza molti convenevoli. A metà strada tra El Blanco e il passo Ibanez, dopo trentacinque chilometri di pedalata in salita e prima di affrontare quella che tutti ci descrivono come la 'salita della vita', quella che ci condurrà al punto più alto della Carretera Austral, ecco che dietro un tornante si presenta lui... Piacere sono il signor Pampero, ha sibilato. Non abbiamo avuto il tempo di presentarci a nostra...
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ADELANTE E VALIENTE

ADELANTE E VALIENTE

Lo ammetto. Quando prima di partire facevo la spavalda parlando romanticamente di quanto la bicicletta fosse anarchica, libera, e che bello fare le cicliste per caso, senza meticolosa preparazione né allenamento, credo di aver esagerato di proposito. Per darmi sicurezza, per non farmi prendere dall'ansia dell'ultima ora. "Stai facendo una pazzia" diceva una vocina alla mia destra. "Bisogna avere coraggio" rispondeva la vocina di sinistra. Poi abbiamo cominciato a pedalare davvero, ieri. Al di là di ogni pensiero, aspettativa, paura. Eravamo lì a pedalare e basta e abbiamo scoperto alcune cose. Intanto che le strade in Patagonia sono sempre o in salita o in discesa. Al limite in falsopiano, ma per poco. Alla partenza ci avevano promesso ottantaquattro chilometri di strada pianeggiante. E questa è stata la seconda scoperta: mai fidarsi delle indicazioni dei cileni, o hanno un'idea falsata dei piani inclinati o forse le salite per loro sono quelle che ci attendono nei prossimi giorni. Comunque ieri siamo arrivate a Coyhaique stravolte e abbiamo...
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ICH BIN CILENO

ICH BIN CILENO

«Hay un order que respetar» «Ma domani abbiamo un traghetto, è l'unico che parte per Puerto Chacabuco. Por favor può chiedere al meccanico se può dare solo un'occhiata?» «Intiendo pero hai un order que respetar» «Por favor, siamo disperate, come facciamo a partire per la Carretera Austral se non sistemiamo il freno?» «Intiendo, pero hay un order...» Sì, ho capito, l'order que respetar, ma siamo in Cile o a Berlino? Non dovrebbe essere che qui funzionano le regole del sud del mondo? Lo strappo alla regola come stile di vita? No? Ascolti, io sono quella coi capelli ricci, che non attraversa sulle strisce e che va in giro in bici perché la bici è anarchica, por favor! Io e Silvia proviamo cinquanta sfumature di supplica. Da quella piagnucolosa a quella disperata, arrivando alla fine a una quasi rabbiosa. Le commesse sono tre. Una con le unghie bianche quadrate lunghe quattro centimetri e un piercing sul naso che non ha mai alzato gli occhi dal computer, nemmeno quando siamo entrate. La...
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CICLISTE PER SCELTA, CICLISTE PER CASO

CICLISTE PER SCELTA, CICLISTE PER CASO

«Vai, vai, vai!» Vado, vado!  Spingo sui pedali veloce; se smetto cado, se continuo così prendo velocità e sbatto contro quel muro là in fondo.
 Un brivido di piacere e di paura passa dagli occhi sgranati ai piedi: vado senza rotelle! Per qualche incredibile magia sto in equilibrio! Quarant’anni dopo, e decine di cadute e ginocchia sbucciate dopo, la magia rispetto allo stare in equilibrio si è un po’ affievolita ma sulla sella della mia bici, mentre pedalo per Milano, io mi sento sempre un’anarchica felice. 
Il bello di andare con la bici in città è che posso passare col rosso, dopo essermi protesa a sbirciare a destra e a sinistra. Ma il bello è anche che posso decidere di fermarmi ad aspettare il verde e tirare il fiato, quelle mattine che le gambe non vanno. 
Il bello è scivolare di fianco alla macchine in fila, scattare prima di tutti, oppure rallentare e seguire il ritmo dei pensieri. Perché la bicicletta modifica...
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C’ERA UNA VOLTA UN INGLESE, UN CILENO E UNA MOLESKINE

C’ERA UNA VOLTA UN INGLESE, UN CILENO E UNA MOLESKINE

Uso la moleskine da molti anni. Mi piace la carta, il colore e la grammatura. Il modo in cui la penna scorre sulle pagine. Compravo la moleskine quando era ancora difficile da trovare e portava con sé quell’idea di viaggio, romantica e struggente, che la rendeva unica. Quel tipo di viaggio in cui ti immagini che ogni istante sia una scoperta così sconvolgente e significativa da non poter fare a meno di riempire fitte pagine di parole che poi diventeranno libri memorabili. Ovviamente tutte le mie moleskine sono piene solo di appunti di lavoro, titoli di racconti che scriverò, elenchi di cose da fare. La moleskine alla fine è un po’ come la jeep, metafora di viaggi, partenze, fughe verso mondi selvaggi, e poi la cosa più avventurosa che ti succede è stare in coda sulla circonvallazione. Che poi io non è che con questi taccuini ci volessi davvero partire. In fondo partire non mi interessava nemmeno, preferivo trastullarmi con l’idea che ‘il...
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