L’uomo si alza di scatto per zittire il cane che si è affacciato abbaiando dal finestrino del pickup, spaventando una signora. È gentile, si scusa, cerca di chiudere il finestrino in modo che il cane, uno di quattro cani chiusi nel retro del veicolo, non possa più sporgersi e spaventare nessuno. Torna al tavolo, riprende a parlare con la moglie e le due figlie, sembrano commentare l’accaduto. Alla cintura ha una pistola infilata in una fondina di pelle, sul fianco come un cowboy, una fondina aperta non chiusa con un bottone tipo i nostri poliziotti, né, che ne so, nascosta discretamente sotto una giacca. La pistola sembra una semiautomatica, piccola ma pronta per l’uso.

Nei bagni del ristorante un poster incorniciato spiega in dieci punti perché le pistole sono meglio delle donne.

È la seconda volta che vediamo una pistola, la prima era alla cintura di un ragazzo che stava andando a pescare, a cui abbiamo chiesto un informazione. Due pistole in 20 giorni potrebbero sembrare poche in questa parte d’America che ha fortemente voluto Trump, ma siamo comunque impressionate.

A Eureka, cittadina di frontiera, pochi chilometri dopo il border con il Canada, avevamo cominciato a farci un’idea sull’argomento, nel supermercato di fianco al distributore di benzina, dove avevamo trovato una parete intera di riviste solo di armi: Gun Primer, Personal Defence, Gun Collector, Handgunner, Combat, Ballistic. Nella parete a lato riviste di armi, di nuovo, ma questa volta per cacciare e riviste di caccia più generiche con in copertina uomini alla Marlboro country, anche loro sono rimasti incastrati in quel l’immaginario lì, in cui ti spiegano come uccidere un alce, come scuoiarlo e quali sono le tecniche migliori di tassidermia. E poi riviste, un numero inimmaginabile, di Catch & Release, perché i cervi, le alci, le volpi, gli esseri umani di vario genere li puoi ammazzare in tranquillità ma i pesci, poveri pesci, li peschi ma poi dolcemente li rilasci…

A Polaris, in un ranch sperduto nella steppa del Montana, veniamo ospitate da Sam, pescatore incallito di Catch & Release e cacciatore fiero. Il salone enorme del suo ranch è letteralmente riempito di teste di animali, trofei di caccia che, si appresta a sottolineare subito Sam, ha ucciso tutti lui. Tutti. Annuiamo spaesate, fingendo ammirazione, ma intimorite dall’incombere di decine e decine di teste con corna enormi. La sera ci sediamo nel salone, sul divano, a bere una tisana prima di andare a dormire sotto gli occhi vitrei di questi maestosi cervidi.

Da quando siamo partite gli incontri più emozionanti sono stati quelli con gli animali, vivi intendo. Gli scoiattoli ci hanno attraversato la strada a centinaia, tanto che a un certo punto sarebbe servito un contascoiattoli, e così i cani delle praterie in Wyoming, scoiattoli più cicciottelli che scavano nel terreno centinaia di buchi in cui si tuffano per sfuggire alle nostre bici. Cerbiatti, due che si sono bloccati davanti a noi; noi che ci siamo fermati davanti a loro, immobili loro, immobili noi a studiarci e poi all’improvviso sono rimbalzati via come avessero delle molle sotto gli zoccoli. Un alce che all’inizio avevo scambiato per un cavallo, un cervo, un piccolo di grizzly. Spesso li avvistiamo ai lati di strade trafficate con macchine che sfrecciano ignare di tanta grazia e bellezza. Noi con le nostre bici ci sentiamo parte del loro mondo, animali che arrancano silenziosi, che si muovono con molta meno grazia e leggiadria ma rispettosi e più silenziosi e meno puzzolenti, se si sorvola sul sudore, dei pickup e delle jeep. 

I cani sono una presenza costante; tutti hanno almeno un cane, spesso dietro i pickup che sfrecciano a tutta velocità ci sono due o tre cani ben piantati sulle zampe per stare in equilibrio in curva, con tutto il pelo che svolazza, pronti a saltar giù appena il veicolo si ferma. Nei supermercati, per strada o nei campeggi spesso ci fermiamo ad accarezzarli, sono teneri, hanno occhi umani di chi è abituato ad adattarsi a tutto ma sembrano poco avvezzi alle smancerie e per questo non ti si staccano più.

Ma gli incontri più frequenti in assoluto sono quelli col mondo animale degli insetti, molto meno emozionante ma sicuramente più intenso: sfuggire all’incontro con libellule, mosche, moscerini, ma sopratutto zanzare e tafani, è praticamente impossibile. Abbiamo tutte decine di morsi che ogni giorno si sommano a quelli dei giorni precedenti. Mordono attraverso la maglia, attraverso i pantaloncini da ciclista, ho una chiappa con 15 punture, attraverso i guanti. Appena ci fermiamo il sudore le attira e passiamo il tempo a provare a bere o a mangiare le mandorle e le noci, che sono le nostre alleate caloriche preferite nelle pausi brevi, e a darci manate urlando maledizioni irripetibili. Peraltro le zanzare, che in Italia provocano un quasi innocuo gonfiore che sparisce in pochi giorni, qui creano bubboni pustolenti che prudono per settimane.

Cercasi editore per rivista dal titolo Catch & Exterminate che racconti tutti i possibili modi per catturare e sterminare gli insetti che si nutrono di sangue umano, che metta assieme una task force di giornalisti del settore che elabori nuovi sistemi definitivi per cancellarli dalla faccia della terra, anche col rischio di modificare l’ecosistema. Sono sicura che saremmo tutti più sereni, meno irritabili, faremmo lunghe passeggiate all’aria aperta al crepuscolo e dimenticheremmo il cinturone con la pistola sul comodino.

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