PERCHÉ ANDARE SU MARTE QUANDO ESISTE IL MONTANA?

PERCHÉ ANDARE SU MARTE QUANDO ESISTE IL MONTANA?

Credo che Dante abbia dimenticato di scrivere il girone infernale dove tutti devono stare nei sacchi a pelo mummia. Sono passati venti giorni dalla nostra partenza e ancora non mi rassegno, si sì lo so che è fatto per mantenere il calore a temperature molto rigide, che è l’ideale per il nostro viaggio, ma mi sento prigioniera. Come una farfalla che gli va stretto il bozzolo, come un neonato che non respira nella sua fasciatura, come una mummia, appunto, precocemente destinata a un’immobilità eterna; con una voglia di muovere le gambe, allargarmi, un impulso irresistibile di mettermi a quattro di bastoni che ovviamente nel mio letto di casa non mi prenderebbe mai.  E tutto quello spazio angusto, sacco a pelo mummia, tenda microscopica che bisogna girarsi sincronizzandosi per non scontrarsi, ma che così pesa poco e possiamo portarla in bici, fa a pugni con la sensazione che lo sguardo incontra appena cominciamo a pedalare.  Spazi enormi come non ne ho mai visti prima, in...
Read More
DIARIO DI BORDO

DIARIO DI BORDO

Solanum baretiae. Il solanum baretiae è una specie sorprendente con corolle pentagonali relativamente grandi nei toni del viola, del giallo o del bianco. La specie è simile al Solanum chimborazense, ma differisce per avere fiori più grandi, più fiori per infiorescenza, e diversi tipi di pubescenza sui filamenti. Diario di bordo. Nave Étoile, Rio de Janeiro, 26 luglio 1768 Da qualche giorno il comandante Bougainville mi rivolge domande insistenti, i membri dell’equipaggio sono passati da sguardi sospettosi a battute pronunciate a mezza voce e strizzatine d’occhi tra di loro mentre passo sul ponte. Ho sempre più timore di venire scoperta ma dobbiamo tenere i nervi saldi, le conseguenze potrebbero essere gravissime, sopratutto per Philibert. L’arrivo a Rio de Janeiro non è stato facile, allo sbarco alcuni marinai sono stati assassinati in una rissa, ma dopo qualche giorno ci hanno assicurato che non eravamo più in pericolo e siamo riusciti a scendere. In realtà sono scesa solo io, con alcuni uomini, perché Philibert è confinato sulla...
Read More
EAT MORE BEEF

EAT MORE BEEF

Eat more beef dice il cartello appoggiato sul palco, alle spalle del cantante. Siamo a Ovando (leggi Oveeendo) paesino con otto case e 71 abitanti, secondo Wikipedia, territorio in cui vivevano i Blackfoot, uno dei più famosi gruppi di nativi americani. È sabato e in Montana tutti fanno festa, scorrono fiumi di birra, si lustrano gli stivali da cowboy e si sfoggiano fantastici cappelli; il gruppo suona pezzi country, si balla.  Arriviamo da giornate di lunghissime pedalate, quattro giorni di foreste, passi, salite su terreni duri di pietre, sassi quando siamo fortunate, terra battuta quando si sfiora il miracolo. Nei pezzi rarissimi di asfalto veniamo prese da una sorta di folgorazione religiosa e ci azzardiamo ad affermazioni come: Dio esiste sotto forma di asfalto! Tra il sudore delle salite, la tanta, tantissima terra che solleviamo e ci si appiccica addosso e il sollievo felice delle discese abbiamo incontrato decine di scoiattoli, marmotte, cerbiatti, un alce con le sue corna gigantesche e un piccolo di grizzly...
Read More
GRATITUDINE

GRATITUDINE

18 Luglio 1894 L’uomo si fermò col suo carretto che ormai stava facendo buio.  Pioveva una pioggia obliqua e Annie era ferma da quasi un’ora davanti a un tratto di strada allagato, inzaccherata di fango fino alle ginocchia. Aveva tentato di proseguire trascinandosi la bicicletta, strattonandola con tutta le forza che aveva nelle braccia, ma aveva dovuto rinunciare e ora era ferma nel punto in cui la strada cominciava a scendere, prima dell’avvallamento pieno di acqua e fango. Tornare indietro al paese più vicino era impensabile, era stremata ed era quasi notte.  Si trovava, secondo i suoi calcoli, a 15 miglia da Singapore e per la prima volta dall’inizio del suo viaggio, iniziato dieci mesi prima, si sentiva senza forze, senza motivazioni, a un passo dal crollo, così stanca che stava per scoppiare a piangere davanti a quella campagna sconfinata, uguale da ore.  Pensava a suo marito, alle scommesse fatte su di lei, ai suoi bambini, a tutte le donne che le mettevano forza...
Read More
LA PROSSIMA ESTATE A RIMINI A FARE L’UNCINETTO

LA PROSSIMA ESTATE A RIMINI A FARE L’UNCINETTO

È il quarto giorno, lunedì, stabiliamo dopo esserci consultate. Sono bastati quattro giorni per farci perdere totalmente la cognizione del tempo, complici anche i cellulari morti dopo i campeggi selvaggi senza acqua, luce e corrente, appunto.  Nei campeggi molto selvaggi del Canada non c’è luce, non c’è acqua potabile, non ci sono docce, c’è un bagno che è un buco con un coperchio ma in ogni piazzola c’è un braciere bellissimo per fare il fuoco.  Sei sei un vero canadese oltre ad avere un camper enorme, ma enorme che da fuori ti immagini di entrarci e trovarti nel salone con la scalinata del Padrino, hai due sedie pieghevoli per goderti il fuoco e una camicia a quadri, ma soprattutto e assolutamente un’ascia per tagliare in due i ciocchi di legna che puoi comprare all’ingresso del campeggio. Noi con le nostre tende minuscole, in piedi a rintuzzare il fuoco prodotto dai nostri ciocchi enormi, veniamo guardate con scherno e una certa superiorità.  Nei campeggi...
Read More
IMBARCO IN NORMANDIA

IMBARCO IN NORMANDIA

Plumbeo. Cirri, nembi, cumuli, strati, si sommano e sottraggono in un cielo che raramente lascia spazio a qualche raggio di sole. Pedaliamo come rabdomanti all'incontrario, sperando di non trovare l'acqua, inseguendo le tracce nel cielo di un possibile sereno. Plumbeo, è l'aggettivo che accompagna la nostra osservazione del cielo la mattina prima della partenza, da almeno una settimana, ma oggi, grazie alle nostre giacche nuove per la pioggia, plumbeo suona un po' meno sinistro. Lasciamo Parigi all'inseguimento della famosa Avenue Verte, la ciclabile che dovrebbe condurci a Londra, partiamo di buona lena ma dopo una ventina di chilometri di periferia degradata, murales colorati e uomini che fanno jogging lungo il canale, siamo costrette a fermarci. Una chiamata dall'albergo di Parigi ci avvisa che abbiamo dimenticato il passaporto in reception. Silvia prende un treno e io rimango a Saint Denis con le bici, sembra la soluzione più veloce e logica per non perdere l'intera giornata. Il piazzale della stazione, che dopo un breve giro...
Read More
SONO UNA DONNA, NON SONO UNA SANTA

SONO UNA DONNA, NON SONO UNA SANTA

Certo la posa potrebbe sembrare quella di una santa misericordiosa, con il braccio destro allargato, la mano aperta, lo sguardo placido e lontano; evidentemente è così che ci vedono gli uomini, nonostante tutto. Nonostante i vetri rotti, le case incendiate, lo sciopero della fame. Certo la mia postura è statica, il sorriso lieve, perché è così che ci vedono gli uomini. Nonostante tutti i miei viaggi in giro per il mondo, le fughe, la prigione, le marce, le manifestazioni, nonostante le urla inneggianti alla rivolta, le parole infuocate che hanno acceso gli animi di tutte quelle donne sottomesse. Certo sembra che il mio sia uno sguardo delicato e lieve, come si addice a una donna, come dicevo gli uomini ci vedono così, nonostante il mio piglio per tutta la vita sia stato duro, fermo e irremovibile. Mio padre da piccola, quando veniva a rimboccarmi le coperte, mi guardava, col mio libro enorme, l'Odissea o la storia a volumi della Rivoluzione francese, che era...
Read More
IL NUMERO 5

IL NUMERO 5

Il 5 è sempre stato il mio numero preferito. Passo dopo passo, anno dopo anno, il 5 era sempre lì, fin da piccola ha costellato la mia vita di mille coincidenze. Abitavamo in Rue Saint Eustache al numero 5 quando ero bambina. Eravamo 5 fratelli. A scuola dalle suore ero la quinta in ordine alfabetico sul registro. Quando ho cominciato a cantare mi esibivo in un locale che si chiamava 55 e li ho conosciuto Etienne e la mia vita è cambiata. Poi il 5 l'ho perso cominciando a inseguire gli uomini. Etienne mi ha fatto scoprire la passione per i cavalli e cavalcare mi ha fatto scoprire che volevo essere una donna libera. Ho disegnato pantaloni e vestiti comodi, ho accorciato le gonne e mi sono tagliata i capelli corti, ho cucito dei vestiti per donne che potessero andare a cavallo, in bicicletta; fino a oggi le donne dovevano farsi stringere il corsetto dalla cameriera, farsi infilare le maniche perché da sole...
Read More
LO CHAMPAGNE È COME LA TOSCANA, QUASI

LO CHAMPAGNE È COME LA TOSCANA, QUASI

Anche oggi abbiamo sbagliato a ordinare. Non è solo una questione di lingua, credo, è che proprio non riusciamo a capirci coi francesi. Croque monsier on salade uno si aspetta una bella insalata, non si sa perché 'sotto' al croque monsier ma comunque inequivocabile, insalata: c'è scritto. Vai che si mangia un po' di verdura. Invece arriva il croque monsier con una montagna di immancabili patatine fritte a fianco, appoggiato su una foglia di lattuga. Piccola peraltro. Il croque monsier enorme, fritto pure lui, pesantissimo, l'ho digerito fino alle quattro del pomeriggio pedalando sotto alla pioggia. Sì perché nel baretto ci siamo riparate disperate dopo un'ora di pioggia fitta, ci siamo cambiate nel bagno, cercando nella borsa qualcosa di asciutto, e abbiamo preso un té caldo nel vano tentativo di scaldarci. Poi, dopo aver mangiato i nostri piatti sbagliati, siamo restate a lungo sulla porta scrutando il cielo e provando a indovinarlo, tentando più volte di ripartire ma ogni volta fermate...
Read More
HEIDI E IL PUMA PATAGONICO

HEIDI E IL PUMA PATAGONICO

Mentre scrivo da un albergo di Vitry-le-François, dalla finestra vedo, a pochi metri, l'abside di una chiesa gotica che si staglia con le sue guglie, i tabernacoli, le statue e una strana balaustra, su un cielo che è ancora un po' minaccioso dopo la pioggia. Un'immagine che, complice la stanchezza, mi strugge per quanta bellezza inaspettata possa esserci dietro ogni angolo e per quanto la bellezza possa cambiare una serata, un giorno o forse tutta una vita. Ragionavamo di bellezza mentre attraversavamo pedalando la Svizzera, ma chiamarlo ragionamento è esagerato e riduttivo alla stesso tempo. Quando si viaggia in bicicletta si ha quel tipo di velocità che permette di cogliere moltissimi dettagli ma frammentati; si è immersi, si è fuori, non così lenti come quando si cammina da soffermarsi ma abbastanza liberi da rallentare e annusare, vedere, sentire, tornare indietro, liberi di accelerare e guardare avanti. Ma tornando alla bellezza della Svizzera. Certo l'avevamo già vista mille volte la tanto decantata pulizia...
Read More