C’ERA UNA VOLTA UN INGLESE, UN CILENO E UNA MOLESKINE

C’ERA UNA VOLTA UN INGLESE, UN CILENO E UNA MOLESKINE

Uso la moleskine da molti anni. Mi piace la carta, il colore e la grammatura. Il modo in cui la penna scorre sulle pagine. Compravo la moleskine quando era ancora difficile da trovare e portava con sé quell’idea di viaggio, romantica e struggente, che la rendeva unica. Quel tipo di viaggio in cui ti immagini che ogni istante sia una scoperta così sconvolgente e significativa da non poter fare a meno di riempire fitte pagine di parole che poi diventeranno libri memorabili.
Ovviamente tutte le mie moleskine sono piene solo di appunti di lavoro, titoli di racconti che scriverò, elenchi di cose da fare.
La moleskine alla fine è un po’ come la jeep, metafora di viaggi, partenze, fughe verso mondi selvaggi, e poi la cosa più avventurosa che ti succede è stare in coda sulla circonvallazione.
Che poi io non è che con questi taccuini ci volessi davvero partire. In fondo partire non mi interessava nemmeno, preferivo trastullarmi con l’idea che ‘il vero viaggio è quello dentro se stessi’ e nessun viaggio poteva eguagliare la fantasia del viaggio nella mia testa.
Sarà per questa congenita tendenza ad essere più contemplativa che attiva che per me la geografia è stata un problema da sempre? E parlo della materia a scuola per cominciare ma poi anche della poca geografia vissuta, quella delle strade, delle città, dei fiumi, dei monti. Non mi ricordavo mai niente. Da piccola non sapevo nemmeno il nome delle vie di fianco a casa mia. E poi le cose non sono andate molto meglio.

Nel 1974 Bruce Chatwin si incontra in un caffè di Zurigo con Luis Sepúlveda. Gli regala una moleskine. Sepulveda sta partendo per un viaggio in Patagonia, su quella moleskine prenderà gli appunti di viaggio che poi costituiranno il corpo del suo famoso Patagonia express.

Tra qualche giorno partirò per la Patagonia, ho una moleskine nuova che mi sono comprata apposta. Ho dato un’occhiata alla cartina almeno per avere un’idea e per ora ricordo solo il nome della strada che faremo, in bicicletta. Carretera Austral, è un bel nome credo che me lo ricorderò.
Per non rischiare me lo segno sulla prima pagina del taccuino più famoso del mondo. Che poi a me Chatwin non è mai piaciuto. Ma senti come scivola leggera la penna su questa carta…

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