STORIE DI ORDINARIA LAURIA

STORIE DI ORDINARIA LAURIA

Dora è la guardiana. Ha una chiave enorme di quelle a forma di chiavi di una volta. Fa la guardiana da quando si è sposata. Prima abitava a Lauria Inferiore, poi si è trasferita a Lauria Superiore. Pasquale, giornalista di una testata locale, ci fa da Cicerone e ci racconta che tra Lauria inferiore e Lauria superiore ci sono state rivalità molto accese e continuano ad esserci forti campanilismi. Il Comune per anni è stato spostato dal rione inferiore a quello superiore ad anni alterni. Poi hanno deciso di metterlo a metà strada esatta tra i due centri. Pare che a un certo punto, anni fa, qualcuno si fosse fatto promotore di una iniziativa per erigere un muro. Un muro per dividere Lauria inferiore da Lauria superiore. E che avesse raccolto un certo numero di adesioni… Poi è arrivato il 15 di agosto: ogni odio si è dissolto e ogni muro si è sgretolato e tutti insieme, inferiori e superiori, come...
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NON E’ UN PAESE PER DONNE (IN BICI)

NON E’ UN PAESE PER DONNE (IN BICI)

Sulla strada dell’emancipazione femminile in Italia si trova molto traffico e salite davvero faticose. Ecco alcune considerazioni su queste prime tre settimane in bicicletta. 1. Anche le parti delicate e sensibili per sopravvivere diventano coriacee e resistenti (sì, stiamo proprio parlando di quelle parti lì, ma anche del palmo delle mani che ormai ha un callo consolidato, visto che coi guanti si muore di caldo). 2. Abbiamo incontrato una quantità di persone incredibili che ci hanno aiutato, ospitato, rifocillato. Sarà la bici che fa questo effetto? 3. Non chiedere mai informazioni sulle salite a chi non è mai andato su quelle strade in bici. Vi direbbe: «Tranquille è tutta pianeggiante». 4. Chiediamo scusa alle strade patagoniche contro le quali abbiamo imprecato durante il nostro viaggio sulla Carretera Austral, il tratto tra Napoli e Pompei credo vinca il premio «strada dissestata del millennio». Perché andare tanto lontano quando a qualche centinaio di chilometri da casa puoi avere i lastroni di pietra degli antichi romani? 5. Le discese sono...
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HO QUATTORDICI ANNI, MI CHIAMO ANNALISA DURANTE

HO QUATTORDICI ANNI, MI CHIAMO ANNALISA DURANTE

Qui una volta c’era un cinema, adesso c’è una biblioteca con il mio nome. Oggi sono passate due ragazze, non so quanti anni avevano, io l’età non la so dare. Due che vanno in giro con la bici da corsa. Hanno detto che si chiamano le Cicliste per caso, sono entrate, hanno appoggiato le bici in ufficio, che sennò quattro ne trovavano di bici quando uscivano, e hanno stretto la mano a mio padre. Mio padre è un poco schivo ma è tanto forte. Anche se tutti poi si accorgono di quel dolore che c’ha ancora appiccicato addosso. Eh come si fa, come ce lo si scrolla di dosso quel dolore lì? Le due cicliste non sapevano niente di me, forse poco. Quei trafiletti che riportano i giornali del nord. Qualcosa in internet. Perché loro due sono di Milano. Che poi li è proprio un altro mondo. Mi sarebbe piaciuto andare a Milano, ma anche a Roma, a Torino e poi a...
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I LED ZEPPELIN FEMMINA

I LED ZEPPELIN FEMMINA

Nel libro che ci regala poco prima di salutarci ha i capelli lunghi mandati all’indietro con la fronte scoperta. Oggi ha un caschetto biondo, con un frangione che le copre quasi gli occhi, e le punte bluastre. Come si cambia, direbbe una nota cantante, ma invece nonostante l’apparenza la sensazione è che Ella sia sempre molto coerente, caparbia, cocciuta, ostinata: testarda. Ella ha un gruppo. Sono quattro donne. Suonano hard rock. Si chiamano Testharde. Appunto. Un genere difficile in Italia e peggio se cantato in italiano e ancora peggio se a suonarlo sono delle donne. Ma loro se ne fregano e continuano a suonare «roba pesante» incuranti del mercato. Ella ordina un caffè e Giada, la bassista, un cappuccino. Dicono che le fanno suonare solo perché sono donne e poi scoprono che sono anche brave e si stupiscono. Dicono che quando arrivano per un concerto gli uomini vogliono accordare gli strumenti e loro gentilmente devono dire che sanno farlo da sole. Dicono che una volta...
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LIBERI TUTTI!

LIBERI TUTTI!

Non so se i cavalli hanno la capacità di infondere calma o se Erica è così di suo. Una calma di quelle rare, globalizzanti, con tutti; con noi che le piombiamo in casa con un preavviso di poche ore, con i suoi bambini, con i lavoranti indiani, con gli animali della sua tenuta. Il marito non c’è ma immagino sia molto gentile anche con lui. Siamo arrivate da poco più di mezz’ora, ce ne stiamo sdraiate a bordo della piccola piscina, mentre i bambini si tuffano nell’acqua gelata e Ettore, l’enorme cane di casa, cerca ininterrottamente di baciarmi, le chiediamo di raccontarci come è cominciata questa sua nuova vita. Sì, perché prima Erica viveva a Milano e lavorava come chimica in una grossa multinazionale e passava più tempo in Cina che a casa. Quello che si dice una donna in carriera, insomma. Aveva una passione per i cavalli, montava, gareggiava. Poi un giorno una cavalla impazzita al suo maneggio le mise addosso una...
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SE TI CHIAMI ISOLA

SE TI CHIAMI ISOLA

Se ti chiami Isola e vivi a Sant’Angelo in Colle e la tua mamma produce Brunello di Montalcino assieme a tua zia, che poi è la sua gemella. Se la tua nonna è un vulcano di energia e si butta in ogni cosa come se avesse vent’anni, si muove col suo inseparabile taccuino rosso, insegna italiano a tuo papà che è americano e ha antenati da ogni angolo del mondo, scrive, disegna, ti viene a prendere all’asilo, promuove il territorio, partecipa a mille associazioni della zona, forse andrà a vivere in Portogallo per qualche mese all’anno perché ha tanti amici a Lisbona… Se ti chiami Isola e tua nonna che fa milioni di cose si entusiasma per due cicliste per caso che decidono di attraversare l’Italia in bici per parlare di donne e emancipazione, se le convince, queste due cicliste, a fare una piccola, piccolissima deviazione, con una piccola, piccolissima salita, per arrivare in una piazza che è così bella da...
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NOME DI BATTAGLIA ANGELA

NOME DI BATTAGLIA ANGELA

Quarta tappa del nostro giro d’Italia sulle tracce di Alfonsina strada. Siamo in Toscana. E incontriamo Liliana Benvenuti, nome di battaglia Angela. Che ci racconta la sua Resistenza sull’Arno. «Facevo parte del comando della divisione Arno. C’erano poche donne e io ero la più coraggiosa. Facevo parte del comando divisione Arno. Mi chiamo Liliana Benvenuti ma il mio nome di battaglia era Angela. Angela perché ero credente, ero l’unica ad avere fede perché gli altri erano tutti atei, ma quando mi facevo il segno della croce prima di ogni azione tutti pensavano che quel gesto ci avrebbe protetto, gli atei sono così. Mi facevo sempre il segno della croce, sempre. Andavo spesso in chiesa a pregare Santa Rita. Le dicevo: se devo morire fammi morire senza soffrire. A Santa Rita lo dicevo. Ma io non pensavo che sarei morta, io avevo la sicurezza che da lassù la mia mamma mi proteggeva sempre. Ogni tanto andavo al cimitero a trovarla e le dicevo:...
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UOMINI CHE AMANO LE DONNE

UOMINI CHE AMANO LE DONNE

«Oh stasera una zuppa, una minestra, qualcosa così…» Siamo stanche e affamate, io e Silvia, dopo la salita di oggi che ci ha portato da Bologna a Porretta Terme; ma non vogliamo esagerare col cibo, vogliamo andare a dormire leggere. «Avrei pensato per voi a un menù degustazione», ci dice Franco. «Perfetto!». Esclamiamo in coro, senza un attimo di esitazione. «Tutto è a chilometro zero – ci dice Franco -. Prodotto da aziende agricole che producono eccellenze». Ogni piatto è un delizioso percorso attraverso i sapori locali e il recupero delle tradizioni. Sembrano quelle frasi fatte ma qui è davvero così. Mi siedo a tavola cercando una storia di donne da raccontare ma all’improvviso, al secondo antipasto, mi fermo folgorata: no, stavolta racconto degli uomini, di tutti gli uomini che hanno deciso di ospitarci in questa prima settimana del nostro viaggio. Perché ci sono uomini che si entusiasmano e decidono di condividere il nostro progetto in qualche modo, perché anche loro hanno un progetto nella loro...
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QUELLA MATTA DI ALFONSINA

QUELLA MATTA DI ALFONSINA

Se nel 1924 ci fosse stato un concorso di Miss Italia che anziché misurare seno-vita-fianchi avesse misurato la forza, la caparbietà e il coraggio, Alfonsina Strada avrebbe indiscutibilmente indossato la fascia e il diadema di vincitrice. Invece Alfonsina, Fonsina per tutti, non aveva vinto un bel niente, era una donna sbagliata, che non si era mai preoccupata di prendere le misure prima di fare, una matta come dicevano tutti. Ma lei si sentiva una vincitrice comunque, anche se le urlavano puttana mentre passava con la sua bici e i pantaloncini corti. Lei era una vincitrice perché dopo mille tentennamenti avevano deciso di farla partecipare al Giro d’Italia. Con gli uomini. La matta. Del resto come poteva non sentirsi una vincitrice lei che era cresciuta a Fossamarcia, che aveva nove fratelli, che suo padre faceva il bracciante ma doveva andare in giro a chiedere l’elemosina, che sua madre faceva la sarta ed era sempre incinta… Ora si trattava di arrivare alla fine del Giro e...
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E LA LUNA BUSSÒ

E LA LUNA BUSSÒ

«Essermi sentita libera di diventare la donna che ho sempre sognato di essere». Francesca risponde senza esitazione alla mia domanda. «Ci ho pensato stanotte», ci dice sorridendo. La domanda era semplice, al limite del banale, ma proprio per questo, forse, insidiosa. «Cosa significa per te essere emancipata?». Francesca vive con Claudia. Hanno due bambini. Una bambina di sei anni, Bice, e un bambino di quattro, Muad, marocchino, in affido da due anni e mezzo. Ci accolgono nella loro casa, a Piacenza, la notte del nostro secondo giorno di viaggio. La casa è in pieno centro storico e dice di loro molto più di mille parole. Una casa del ‘500 con affreschi alle pareti, piena di giochi sparsi in giro, di bambini che si rincorrono in mutande, uno stendino di vestiti da raccogliere. Una casa che sembra costantemente percorsa da un vento, come quando si è in mezzo a due finestre aperte che fanno corrente, e per i primi dieci minuti siamo un po’ frastornate. Poi io e Silvia...
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