LA TASCA SEGRETA

LA TASCA SEGRETA

Qualcuno picchietta con le unghie, da fuori, sul vetro della finestra mentre sto dormendo. Noi cominciamo a partire mi dice quando mi alzo e socchiudo l’anta per vedere chi è. Si avviano in bici e io, anche se ancora mezza addormentata, comincio a prepararmi per raggiungerle. Siamo sul pullman per Phoenix, le bici smontate e con le gomme sgonfie sono chiuse dentro un cartone, ognuna con il nome e l’indirizzo italiano scritto a pennarello, che non si sa mai. Dormono nel vano valigie, nella pancia del grosso veicolo. Dal finestrino il deserto sembra passare a una velocità folle, in realtà ci superarono quasi tutti, sulla highway, e quindi mi dico che dobbiamo solo riabituarci. Farci una ragione che questo bestione non lo dobbiamo mandare avanti con la forza delle nostre gambe. Possiamo dormicchiare anche noi, come le bici, farci portare, godere della comodità di questo sedile, cullarci nella noncuranza con cui si può affrontare ogni salita come fosse niente, quando hai...
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MISS ITALIA 1924

MISS ITALIA 1924

Se nel 1924 ci fosse stato un concorso di Miss Italia che anziché misurare seno-vita-fianchi avesse misurato la forza, la caparbietà e il coraggio, Alfonsina Strada avrebbe indiscutibilmente indossato la fascia e il diadema di vincitrice. Invece Alfonsina, Fonsina per tutti, non aveva vinto un bel niente, era una donna sbagliata, che non si era mai preoccupata di prendere le misure prima di fare, una matta come dicevano tutti. Ma lei si sentiva una vincitrice comunque, anche se le urlavano puttana mentre passava con la sua bici e i pantaloncini corti. Lei era una vincitrice perché dopo mille tentennamenti avevano deciso di farla partecipare al Giro d’Italia. Con gli uomini. La matta. Del resto come poteva non sentirsi una vincitrice lei che era cresciuta a Fossamarcia, che aveva nove fratelli, che suo padre faceva il bracciante ma doveva andare in giro a chiedere l’elemosina, che sua madre faceva la sarta ed era sempre incinta… Ora si trattava di arrivare alla fine del Giro...
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TEX WILLER, PACO RABBANE E FRIDA

TEX WILLER, PACO RABBANE E FRIDA

Questo è un tatuaggio cholo, dice l’uomo indicando il suo braccio, io sono un cholo. Un gangster. È appoggiato al muro e cerca di darsi un contegno da duro, in realtà appena si distrae gli viene una faccia da buono, con degli occhi dolcissimi. Siamo fuori dal Cacho Wash, un edificio nel mezzo del deserto con una pompa di benzina, un piccolo grocery e soprattutto una enorme lavanderia a gettoni, vero centro di attrazione di tutta la zona. L’uomo è un indiano Navajo, e viene qui ogni tanto per incontrare gli amici, dice, noi campeggeremo insieme ad altri ciclisti in un’area vicino alla pompa di benzina, di fianco a un vecchio vagone del treno con un enorme scritta Santa Fé sulla fiancata.  Abbiamo appena beccato la tempesta perfetta: fulmini, secchiate di pioggia, vento e grandine, abbiamo provato a ripararci buttandoci ai lati della strada, coprendoci la testa e le spalle con una delle borse da bici perché la grandine, palline di...
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MA SA FARE UNA TORTA?

MA SA FARE UNA TORTA?

Ma sa fare una torta? Mi chiede quel cretino di giornalista, ma che domanda è? Alla fine dell’intervista poi, come se fosse la ciliegina sulla torta, appunto torta, sa fare una torta? Queste sono le cose che mi mandano in bestia, anche se George dice di non prendersela, non stare a sentirli dice, sai che la gente non ama le donne intraprendenti, non stare a sentirli dice, è solo un giornalista cretino. George, lui sì, sa fare torte buonissime, lui. E non fa differenze tra cose da uomo e cose da donna, non traccia linee tra quello che si può fare e quello che non si può fare. Sa fare una torta? Dio che nervi, come si fa a stare calma di fronte a tutta questa tracotanza. E poi dopo avere per ore elogiato il mio coraggio, ma che donna ardimentosa, che intraprendenza, te ne esci con la storia della torta? Ah davvero? Davvero pensi che ci voglia tutto sto...
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SAI, LA GENTE È STRANA

SAI, LA GENTE È STRANA

Arriviamo a Ovando nel tardo pomeriggio, non ci sono stanze nell’unico albergo del paese, non c’è un campeggio; ci consigliano di dormire nella vecchia prigione che ora è diventata ricovero per i ciclisti di passaggio sulla Great Divide. Portiamo le nostre cose lì, cominciamo a sistemarci per la notte. Di fronte alla piccola prigione una casa, una vecchia casa di legno, con delle finestre che danno sulla strada, così piena di cose che sembra stia per esplodere. Davanti alla casa un uomo che sembra avere centoventi anni, e un cane. Immobili, seduti uno di fianco all’altro. La mattina ci svegliamo, cominciamo a prepararci per partire e l’uomo e il cane sono sempre lì. Immobili. Per fugare il dubbio che siano morti da mesi e nessuno se ne sia accorto, Silvia va a chiedere se può fargli una foto. L’uomo emette dei suoni che lei interpreta come: sì, certo, non vedevo l’ora di farmi fare una foto da te. Il cane...
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FOREVER

FOREVER

La casa è in cima a una collina, ci incamminiamo a piedi lasciando le bici sulla strada, l’idea di andare lassù pestando sui pedali ci fa venire la nausea, è da stamattina che scaliamo montagne. C’è un vecchio pickup fuori dalla casa, chiamiamo sperando che ci sia qualcuno, fuori dalla porta sono appese delle casette di legno per gli uccelli, si sente armeggiare da dentro con la maniglia. Si affaccia un uomo di mezza età con una barba lunghissima, pelato, una t-shirt con le maniche tagliate, gli manca solo il fucile per spararci. Ci affrettiamo a chiedere se sa qualcosa di questa casetta che è segnalata sulla cartina dell’American Cycling Association, qui vede? Dovrebbe essere qui vicino, according to the map, dovrebbe essere un rifugio per la notte per i ciclisti della Great Divide... L’uomo dalla lunga barba guarda la mappa e poi si gira verso l’oscurità della casa chiamando qualcuno. Dopo pochi secondi appare il fratello, più magro ma con...
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COME SI MANGIA, PER NON MORIRE

COME SI MANGIA, PER NON MORIRE

“Io mangerei un piatto di spaghetti con le vongole”. “Io un branzino al sale”. “Io pasta e fagioli”. “Io gnocco fritto e salumi”. Passano un discreto numero di secondi tra una dichiarazione e l’altra, ognuna ci pensa oculatamente, come se davvero stessimo ordinando al ristorante.  Ma stiamo solo facendo il gioco di metà pomeriggio quando abbiamo esaurito tutte le calorie di pranzo e cerchiamo di sostentarci con noci, mandorle, uvette, banane, barrette e intanto la fame si fa strada e sogniamo i nostri piatti preferiti. E ovviamente non ci limitiamo a enunciare quello che vorremmo mangiare ma partono descrizioni dettagliatissime di come deve essere cotto lo spaghetto, di quale salume deve accompagnare lo gnocco, e il branzino solo pescato che allevato non sia mai... Poi arriviamo in campeggio e ci facciamo il riso comprato nel negozietto del paesino di cowboy del Wyoming che ha tempi di cottura da tre minuti a venticinque a seconda dell’umidità dell’aria, dell’alcalinità dell’acqua e di altri misteriosi fattori a noi ignoti e...
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CATCH & EXTERMINATE

CATCH & EXTERMINATE

L’uomo si alza di scatto per zittire il cane che si è affacciato abbaiando dal finestrino del pickup, spaventando una signora. È gentile, si scusa, cerca di chiudere il finestrino in modo che il cane, uno di quattro cani chiusi nel retro del veicolo, non possa più sporgersi e spaventare nessuno. Torna al tavolo, riprende a parlare con la moglie e le due figlie, sembrano commentare l’accaduto. Alla cintura ha una pistola infilata in una fondina di pelle, sul fianco come un cowboy, una fondina aperta non chiusa con un bottone tipo i nostri poliziotti, né, che ne so, nascosta discretamente sotto una giacca. La pistola sembra una semiautomatica, piccola ma pronta per l’uso. Nei bagni del ristorante un poster incorniciato spiega in dieci punti perché le pistole sono meglio delle donne. È la seconda volta che vediamo una pistola, la prima era alla cintura di un ragazzo che stava andando a pescare, a cui abbiamo chiesto un informazione. Due pistole in 20...
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PERCHÉ ANDARE SU MARTE QUANDO ESISTE IL MONTANA?

PERCHÉ ANDARE SU MARTE QUANDO ESISTE IL MONTANA?

Credo che Dante abbia dimenticato di scrivere il girone infernale dove tutti devono stare nei sacchi a pelo mummia. Sono passati venti giorni dalla nostra partenza e ancora non mi rassegno, si sì lo so che è fatto per mantenere il calore a temperature molto rigide, che è l’ideale per il nostro viaggio, ma mi sento prigioniera. Come una farfalla che gli va stretto il bozzolo, come un neonato che non respira nella sua fasciatura, come una mummia, appunto, precocemente destinata a un’immobilità eterna; con una voglia di muovere le gambe, allargarmi, un impulso irresistibile di mettermi a quattro di bastoni che ovviamente nel mio letto di casa non mi prenderebbe mai.  E tutto quello spazio angusto, sacco a pelo mummia, tenda microscopica che bisogna girarsi sincronizzandosi per non scontrarsi, ma che così pesa poco e possiamo portarla in bici, fa a pugni con la sensazione che lo sguardo incontra appena cominciamo a pedalare.  Spazi enormi come non ne ho mai visti prima, in...
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DIARIO DI BORDO

DIARIO DI BORDO

Solanum baretiae. Il solanum baretiae è una specie sorprendente con corolle pentagonali relativamente grandi nei toni del viola, del giallo o del bianco. La specie è simile al Solanum chimborazense, ma differisce per avere fiori più grandi, più fiori per infiorescenza, e diversi tipi di pubescenza sui filamenti. Diario di bordo. Nave Étoile, Rio de Janeiro, 26 luglio 1768 Da qualche giorno il comandante Bougainville mi rivolge domande insistenti, i membri dell’equipaggio sono passati da sguardi sospettosi a battute pronunciate a mezza voce e strizzatine d’occhi tra di loro mentre passo sul ponte. Ho sempre più timore di venire scoperta ma dobbiamo tenere i nervi saldi, le conseguenze potrebbero essere gravissime, sopratutto per Philibert. L’arrivo a Rio de Janeiro non è stato facile, allo sbarco alcuni marinai sono stati assassinati in una rissa, ma dopo qualche giorno ci hanno assicurato che non eravamo più in pericolo e siamo riusciti a scendere. In realtà sono scesa solo io, con alcuni uomini, perché Philibert è confinato sulla...
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