GIGABIKER

GIGABIKER

Ok che 15km sono pochini, ma sono stati uno spasso! La nostra prima #vodafonemilanoride è stata davvero bella, pedalare per le strade di Milano chiuse al traffico è sempre uno spettacolo, se poi ci metti che è stata una bellissima giornata di sole, che non essendoci competizione ti puoi godere davvero la pedalata e che tra i ciclisti si crea subito quel feeling, quell’empatia contagiosa… Beh, è stata una domenica divertente! E poi c’era il Deejay Village al Vigorelli. Non so se ci siete mai stati, ma il Vigorelli è davvero un posto speciale, ti sembra di essere dentro alla storia del ciclismo, con quel legno un po’ rovinato, le strisce colorate, le curve che si inclinano prepotenti: viene subito voglia di salire in sella e correre forte. La cosa più hardcore fatta nel week-end? Un tratto della salita alla Cima Grappa, sui rulli del Vodafone Bike Hub ovviamente ;)! #Gigabiker ...
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DAL 22 AL 24 SETTEMBRE “VODAFONE MILANO RIDE”, NOI CI SAREMO!

DAL 22 AL 24 SETTEMBRE “VODAFONE MILANO RIDE”, NOI CI SAREMO!

Siamo tornate a Milano da poco più di due settimane e la prima cosa è stata tornare in sella. Pedalare in giro per la nostra città è sempre bellissimo, ma non sempre facile o senza rischi… Ci sembra però che qualcosa si stia muovendo, che la bicicletta stia sempre più conquistando il cuore delle persone e che anche la nostra Milano stia riscoprendone la bellezza, stanno infatti nascendo sempre più eventi dedicati agli amanti delle due ruote, e questo non può che renderci felici. Manca ormai pochissimo alla Vodafone Milano Ride, che trasformerà nel prossimo week-end Milano nella capitale del ciclismo per tutti. Dal 22 al 24 settembre tanti appuntamenti, tanto spettacolo e tanto da pedalare: dalla DEEJAY 100, una gara di 100km, alla Fixed, e poi MTb e la MILANO LIGHT, una pedalata di 15km per tutti… Noi ovviamente ci saremo! Sarà inoltre un modo per scoprire una zona di Milano nuova che conosciamo pochissimo, City Life, e riscoprire un luogo storico...
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IMBARCO IN NORMANDIA

IMBARCO IN NORMANDIA

Plumbeo. Cirri, nembi, cumuli, strati, si sommano e sottraggono in un cielo che raramente lascia spazio a qualche raggio di sole. Pedaliamo come rabdomanti all'incontrario, sperando di non trovare l'acqua, inseguendo le tracce nel cielo di un possibile sereno. Plumbeo, è l'aggettivo che accompagna la nostra osservazione del cielo la mattina prima della partenza, da almeno una settimana, ma oggi, grazie alle nostre giacche nuove per la pioggia, plumbeo suona un po' meno sinistro. Lasciamo Parigi all'inseguimento della famosa Avenue Verte, la ciclabile che dovrebbe condurci a Londra, partiamo di buona lena ma dopo una ventina di chilometri di periferia degradata, murales colorati e uomini che fanno jogging lungo il canale, siamo costrette a fermarci. Una chiamata dall'albergo di Parigi ci avvisa che abbiamo dimenticato il passaporto in reception. Silvia prende un treno e io rimango a Saint Denis con le bici, sembra la soluzione più veloce e logica per non perdere l'intera giornata. Il piazzale della stazione, che dopo un breve giro...
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SONO UNA DONNA, NON SONO UNA SANTA

SONO UNA DONNA, NON SONO UNA SANTA

Certo la posa potrebbe sembrare quella di una santa misericordiosa, con il braccio destro allargato, la mano aperta, lo sguardo placido e lontano; evidentemente è così che ci vedono gli uomini, nonostante tutto. Nonostante i vetri rotti, le case incendiate, lo sciopero della fame. Certo la mia postura è statica, il sorriso lieve, perché è così che ci vedono gli uomini. Nonostante tutti i miei viaggi in giro per il mondo, le fughe, la prigione, le marce, le manifestazioni, nonostante le urla inneggianti alla rivolta, le parole infuocate che hanno acceso gli animi di tutte quelle donne sottomesse. Certo sembra che il mio sia uno sguardo delicato e lieve, come si addice a una donna, come dicevo gli uomini ci vedono così, nonostante il mio piglio per tutta la vita sia stato duro, fermo e irremovibile. Mio padre da piccola, quando veniva a rimboccarmi le coperte, mi guardava, col mio libro enorme, l'Odissea o la storia a volumi della Rivoluzione francese, che era...
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IL NUMERO 5

IL NUMERO 5

Il 5 è sempre stato il mio numero preferito. Passo dopo passo, anno dopo anno, il 5 era sempre lì, fin da piccola ha costellato la mia vita di mille coincidenze. Abitavamo in Rue Saint Eustache al numero 5 quando ero bambina. Eravamo 5 fratelli. A scuola dalle suore ero la quinta in ordine alfabetico sul registro. Quando ho cominciato a cantare mi esibivo in un locale che si chiamava 55 e li ho conosciuto Etienne e la mia vita è cambiata. Poi il 5 l'ho perso cominciando a inseguire gli uomini. Etienne mi ha fatto scoprire la passione per i cavalli e cavalcare mi ha fatto scoprire che volevo essere una donna libera. Ho disegnato pantaloni e vestiti comodi, ho accorciato le gonne e mi sono tagliata i capelli corti, ho cucito dei vestiti per donne che potessero andare a cavallo, in bicicletta; fino a oggi le donne dovevano farsi stringere il corsetto dalla cameriera, farsi infilare le maniche perché da sole...
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LO CHAMPAGNE È COME LA TOSCANA, QUASI

LO CHAMPAGNE È COME LA TOSCANA, QUASI

Anche oggi abbiamo sbagliato a ordinare. Non è solo una questione di lingua, credo, è che proprio non riusciamo a capirci coi francesi. Croque monsier on salade uno si aspetta una bella insalata, non si sa perché 'sotto' al croque monsier ma comunque inequivocabile, insalata: c'è scritto. Vai che si mangia un po' di verdura. Invece arriva il croque monsier con una montagna di immancabili patatine fritte a fianco, appoggiato su una foglia di lattuga. Piccola peraltro. Il croque monsier enorme, fritto pure lui, pesantissimo, l'ho digerito fino alle quattro del pomeriggio pedalando sotto alla pioggia. Sì perché nel baretto ci siamo riparate disperate dopo un'ora di pioggia fitta, ci siamo cambiate nel bagno, cercando nella borsa qualcosa di asciutto, e abbiamo preso un té caldo nel vano tentativo di scaldarci. Poi, dopo aver mangiato i nostri piatti sbagliati, siamo restate a lungo sulla porta scrutando il cielo e provando a indovinarlo, tentando più volte di ripartire ma ogni volta fermate...
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HEIDI E IL PUMA PATAGONICO

HEIDI E IL PUMA PATAGONICO

Mentre scrivo da un albergo di Vitry-le-François, dalla finestra vedo, a pochi metri, l'abside di una chiesa gotica che si staglia con le sue guglie, i tabernacoli, le statue e una strana balaustra, su un cielo che è ancora un po' minaccioso dopo la pioggia. Un'immagine che, complice la stanchezza, mi strugge per quanta bellezza inaspettata possa esserci dietro ogni angolo e per quanto la bellezza possa cambiare una serata, un giorno o forse tutta una vita. Ragionavamo di bellezza mentre attraversavamo pedalando la Svizzera, ma chiamarlo ragionamento è esagerato e riduttivo alla stesso tempo. Quando si viaggia in bicicletta si ha quel tipo di velocità che permette di cogliere moltissimi dettagli ma frammentati; si è immersi, si è fuori, non così lenti come quando si cammina da soffermarsi ma abbastanza liberi da rallentare e annusare, vedere, sentire, tornare indietro, liberi di accelerare e guardare avanti. Ma tornando alla bellezza della Svizzera. Certo l'avevamo già vista mille volte la tanto decantata pulizia...
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CARO HANS

CARO HANS

Caro Hans, mi hanno detto che posso scrivere una lettera e quindi eccomi qua a parlare con te, forse per l'ultima volta. Caro Hans, fratello adorato, il cielo mi ha regalato la fortuna di averti come fratello. La nostra è sempre stata una famiglia molto unita, è vero, ma tra noi, più che con gli altri fratelli, c'è sempre stato qualcosa di speciale, come fossimo anime gemelle. Forse perché ci assomigliavamo davvero molto da ragazzini, con lo stesso ciuffo ribelle che ci ricadeva sulla fronte e quelle espressioni identiche che vengono a chi sta tanto tempo insieme. Ogni tanto qualcuno ci scambiava davvero per gemelli, tu ti schernivi, io facevo finta di niente ma mi scappava un sorriso felice. «Strappate il mantello dell’indifferenza che avvolge il vostro cuore! Decidetevi prima che sia troppo tardi» Caro Hans, ricordi il primo volantino che abbiamo stampato? Siamo stati in piedi tutta la notte facendo i turni coi compagni per riuscire a stamparne migliaia di copie con quella...
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INSTANCABILI LUMACHE

INSTANCABILI LUMACHE

Sono notti gelide queste di inizio febbraio a Worblaufen. Ma stanotte non è una notte per starsene sotto al piumone a dormire, anche se i piedi caldi di mio marito sono una tentazione e non vorrei svegliare i bambini. Ma stanotte, stanotte, è la notte prima del grande giorno. E quindi me ne sto con una coperta sulle spalle e aggiungo legna al fuoco in sala, leggendo il quaderno nero del nostro collettivo. Zitta zitta, giro le pagine senza che la carta faccia rumore. Non voglio svegliare nessuno. Voglio che questo sia un momento solo mio. Mi asciugo le lacrime più volte leggendo quello che le mie compagne hanno scritto sul nostro quaderno. I motivi che ci hanno ispirate, la lunghissima battaglia che ci ha unito, piango lacrime di commozione e di speranza perché insieme siamo riuscite a ottenere qualcosa che pareva impossibile. Da domani tutto sarà diverso, da domani grazie a noi il mondo sarà più giusto. Ho ricevuto insulti,...
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CRONACA DI UNA CONQUISTA ANNUNCIATA

CRONACA DI UNA CONQUISTA ANNUNCIATA

La Comasina Col pensiero ancora ad Alfonsina Strada che oggi ha una via tutta sua a Milano cominciamo la lunga trafficata e frastornante vecchia via per Como, la Comasina. Inizia il nostro viaggio. Un brutto inizio, sotto al sole offuscato e madido di umidità, coi camion che ci sfiorano e un rumore continuo di motori che ci sfrecciano nelle orecchie. Dopo Valassina, dove una una targa ci ricorda che siamo a metà strada tra Como e Milano e che qui una volta si cambiavano gli asini perché la strada in leggera salita era troppo pesante, il traffico si dirada e lo sguardo può cogliere i vecchi casolari abbandonati, le insegne dipinte di osterie ormai scolorite, alternati a nuovi centri commerciali e giganteschi bingo. La miseria contadina doveva essere brutta ma mai come questi nuovi prefabbricati. Rimugino nella noia del rettilineo che i casolari facevano parte coi loro colori del paesaggio rurale, erano un tutt'uno in continuità con la terra, il...
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