UOMINI CHE AMANO LE DONNE

UOMINI CHE AMANO LE DONNE

Cicliste per Caso

«Oh stasera una zuppa, una minestra, qualcosa così…»
Siamo stanche e affamate, io e Silvia, dopo la salita di oggi che ci ha portato da Bologna a Porretta Terme; ma non vogliamo esagerare col cibo, vogliamo andare a dormire leggere.

«Avrei pensato per voi a un menù degustazione», ci dice Franco. «Perfetto!». Esclamiamo in coro, senza un attimo di esitazione.
«Tutto è a chilometro zero – ci dice Franco -. Prodotto da aziende agricole che producono eccellenze».
Ogni piatto è un delizioso percorso attraverso i sapori locali e il recupero delle tradizioni. Sembrano quelle frasi fatte ma qui è davvero così.

Mi siedo a tavola cercando una storia di donne da raccontare ma all’improvviso, al secondo antipasto, mi fermo folgorata: no, stavolta racconto degli uomini, di tutti gli uomini che hanno deciso di ospitarci in questa prima settimana del nostro viaggio.

Perché ci sono uomini che si entusiasmano e decidono di condividere il nostro progetto in qualche modo, perché anche loro hanno un progetto nella loro vita e per questo capiscono il nostro.

C’è stato Roberto che ha un ostello a Viadana con un murales di Jack Kerouac su un’intera parete perché un suo amico artista è stato ospite un mese lì da lui e per sdebitarsi, sapendo della sua passione per il romanzo On the road, si è armato di bombolette e ha «spraiato» per giorni interi. Roberto ha la tosse da mesi e quindi è andato a farsi un esame del sangue ma è tornato di corsa per una foto, prima che noi partissimo. Il cuoco del suo ristorante è caduto con una mini moto e si è rotto la clavicola proprio adesso che inizia la stagione.

Stasera, se a Viadana non piove, dovrebbero aver allestito un’esposizione di quadri nel bosco con degustazioni di vino.

C’è stato Stefano che gestisce un bed and breakfast a San Giovanni in Persiceto (sua figlia è fidanzata con un ragazzo di Napoli), che ci serve dei formaggi francesi buonissimi.
Il giardino della sua struttura è pieno di coniglietti morbidi e inavvicinabili, da buoni conigli. Si mette la nostra spilla delle Cicliste per caso e facciamo una foto sotto alla meridiana sul muro del suo ufficio.

Cicliste per Caso - Cuocone

C’è stato Cuocone, come si auto definisce Saverio, cuoco bolognese dalla stazza imponente che ci fa trovare la scritta «Benvenute Cicliste per caso» e uno smile sulle lavagnetta del suo locale. Viene a bere un bicchiere con noi e brinda al nostro viaggio. Ci segue su Facebook e ci sostiene coi suoi commenti entusiastici.

Ci sono stati i signori della trattoria dove ci siamo fermate a pranzo, che in cinque si riuniscono attorno a un tavolino per decidere quale sia la strada migliore che possiamo fare nel pomeriggio. Il vecchietto sordo del gruppo ci chiede venti volte come ci chiamiamo e poi dice che non si dimenticherà mai i nostri nomi: Silvia è il nome di sua figlia e Linda della sua prima fidanzatina. Mentre ci allontaniamo li sentiamo ancora parlare di quanti chilometri facciamo e che anziché passare da Siena sarebbe stato molto meglio fare la grossetana, anche se poi la grossetana…

E poi c’è Franco, appunto, albergatore e appassionato di cucina che stasera ci ha sorpreso con un menù degustazione studiato per noi. Ha i capelli legati in una coda e una gran barba su una faccia buona. Sembra un Gesù in versione albergatore, o forse è solo la nostra euforia per la cena a farcelo vedere come un Messia venuto in terra per noi. Ci dice che ha un fratello, non abbiamo capito se più grande o più piccolo, e ha fatto costruire un forno in giardino e gli stampi per rifare le tigelle come una volta.

L’albergo è pieno di sue opere d’arte, sopra le nostre teste sono appese delle sagome di polli con sembianze umanoidi che sembrano ballare felici. L’opera, ci spiega, si chiama «Vita dopo l’arrosto». Ottimo.

Cicliste per Caso

«Io so chi siete voi», ci dice appena arriviamo al banco della reception.
Anche lui come gli altri uomini di questo viaggio ci ha riconosciute, viste.
Ci sentiamo subito bene.

Prima di andare a dormire chiediamo consiglio su quale strada fare domani delle due possibili. Ci pensa un po’, tentenna, prova a valutare i pro e i contro di entrambe e poi ci dice: «Onestamente non saprei, davvero, vedete un po’ voi».

Un uomo che non ha certezze su una strada! Ci sembra un evento fenomenale da annotare e raccontare.

E così noi, e le nostre incertezze sulla strada da fare, andiamo a dormire.

On the road capiremo cosa fare.

Cicliste per Caso

QUELLA MATTA DI ALFONSINA

QUELLA MATTA DI ALFONSINA

Se nel 1924 ci fosse stato un concorso di Miss Italia che anziché misurare seno-vita-fianchi avesse misurato la forza, la caparbietà e il coraggio, Alfonsina Strada avrebbe indiscutibilmente indossato la fascia e il diadema di vincitrice.

Invece Alfonsina, Fonsina per tutti, non aveva vinto un bel niente, era una donna sbagliata, che non si era mai preoccupata di prendere le misure prima di fare, una matta come dicevano tutti.
Ma lei si sentiva una vincitrice comunque, anche se le urlavano puttana mentre passava con la sua bici e i pantaloncini corti. Lei era una vincitrice perché dopo mille tentennamenti avevano deciso di farla partecipare al Giro d’Italia. Con gli uomini. La matta.
Del resto come poteva non sentirsi una vincitrice lei che era cresciuta a Fossamarcia, che aveva nove fratelli, che suo padre faceva il bracciante ma doveva andare in giro a chiedere l’elemosina, che sua madre faceva la sarta ed era sempre incinta…

Ora si trattava di arrivare alla fine del Giro e dimostrare a tutti di che pasta era fatta, la matta.

Da quando aveva dieci anni e suo padre aveva portato a casa la prima bici da uomo, lei che non aveva mai avuto bambole né sogni, aveva cominciato a immaginarsi un giorno su un podio con medaglie scintillanti e gli applausi di tutti. Ma prima delle medaglie e degli applausi c’era la semplice voglia di andare, di pedalare, di correre come il vento.

«Lascia giù quella bici e vai a Messa!».
«Lascia giù quella bici e aiutami a rammendare!».

A rammendare poi aveva imparato davvero, era anche considerata una brava ricamatrice, ma quell’arte le era servita soprattutto per ricucire con estrema perizia le sue camere d’aria bucate. E anche quando da vecchia, ormai non più corridora, aveva aperto a Milano un laboratorio per riparare le biciclette, la sua specialità era insegnare ai ragazzi come usare ago e filo.

Pensiamo alla Fonsina, oggi, io e Silvia, mentre pedaliamo nelle campagne vicine a dove è nata, a dove per la prima volta ha trovato l’equilibrio sui pedali, lei bambina su una bici gigantesca da uomo. Alle sue gambe potenti che l’hanno portata fino alla fine del Giro, massacrata, piena di tagli e cicatrici. Ai suoi occhi con la congiuntivite che si arrossavano per la polvere e la fatica.

Anche a noi, con le nostre bici coi cambi e le strade asfaltate, ci hanno detto che siamo delle matte. Certo in tono forse più benevolo e canzonatorio, ma ci è sembrato di sentire una strana eco, come se in fondo le cose non fossero poi granché cambiate.

Questo nostro giro d’Italia è per Alfonsina; per l’aria fresca che l’ha colpita in faccia la prima volta che ha spinto sui pedali e non si è fermata più, per tutte le volte che non è andata a Messa, per ogni volta che ha stretto i denti, quando la insultavano, ed è andata avanti, perché ha finito il suo Giro e sessanta uomini hanno mollato, per quella fascia e diadema che avrebbe meritato come Miss Italia 1924.
Che poi un diadema Alfonsina ce l’aveva davvero. Glielo aveva regalato uno zar, negli anni in cui aveva girato l’Europa e aveva avuto successo esibendosi in spettacoli di acrobazie con la sua bici.
Le vicine raccontavano che se lo metteva una volta all’anno. Il giovedì grasso. Andava in giro pavoneggiandosi e raccontando storie assurde, ogni volta diverse.
La matta.

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E LA LUNA BUSSÒ

E LA LUNA BUSSÒ

«Essermi sentita libera di diventare la donna che ho sempre sognato di essere». Francesca risponde senza esitazione alla mia domanda. «Ci ho pensato stanotte», ci dice sorridendo.

La domanda era semplice, al limite del banale, ma proprio per questo, forse, insidiosa.
«Cosa significa per te essere emancipata?».

Francesca vive con Claudia. Hanno due bambini. Una bambina di sei anni, Bice, e un bambino di quattro, Muad, marocchino, in affido da due anni e mezzo.

Ci accolgono nella loro casa, a Piacenza, la notte del nostro secondo giorno di viaggio. La casa è in pieno centro storico e dice di loro molto più di mille parole.
Una casa del ‘500 con affreschi alle pareti, piena di giochi sparsi in giro, di bambini che si rincorrono in mutande, uno stendino di vestiti da raccogliere. Una casa che sembra costantemente percorsa da un vento, come quando si è in mezzo a due finestre aperte che fanno corrente, e per i primi dieci minuti siamo un po’ frastornate.
Poi io e Silvia ci guardiamo e ci diciamo che questo vento che ci scompiglia ci piace.

Per cena arriva la loro vicina con la figlia, ha fatto la spesa per tutti e messo nel forno una pizza per i bambini. Poi arriva anche una collega di Francesca che comincia a cucinare un risotto ai frutti di mare.
«Il sale? Non avete ancora comprato il sale?».
Sembra di essere nel film Le fate ignoranti di Özpetek e da buone attrici non protagoniste aiutiamo a pulire i gamberi e a tagliare i pomodorini. Veniamo presentate a tutte come le due cicliste che vanno fino a Catania a parlare di emancipazione delle donne.

Francesca è anche un’imprenditrice, si è inventata dieci anni fa una start up che si occupa di tecniche di insegnamento per ragazzi con disturbi dell’apprendimento e che ora ha sedici sedi, è un’insegnante, è una mamma, appunto, e un sacco di altre cose. Claudia dice che è come stare dietro a un tornado ma poi lei non è che sia tanto diversa.
Libera, svincolata, emancipata.
Penso che Francesca sia proprio così, che lo sia la sua compagna, che lo saranno i loro figli.

«Ogni tanto mi faccio questo film: che quando Muad sarà grande e magari ci saremo persi di vista io lo incontrerò per strada e lui si sarà fatto un tatuaggio come il mio sul braccio e starà combattendo per i diritti delle donne arabe».

Francesca sogna e Claudia la prende un po’ in giro ma anch’io mi immagino Muad che cammina per strada. Lo immagino con una luna tatuata sul braccio e lo sguardo fiero e libero di chi è stato amato per davvero.

Partiamo per la terza giornata direzione Cremona con il cielo che non promette niente di buono mentre Muad e Bice ci salutano assonnati.

 

Pavia

On the road

Francesca

Assieme

L’ ITINERARIO

L’ ITINERARIO

Ecco il nostro itinerario di massima. Se avete voglia di pedalare con noi, raccontarci la vostra storia, invitarci per un pranzo o ospitarci una notte 😉 … Scriveteci!

Cartina ok

6 giugno: Milano-Pavia (Pavia-Lombardia)

7 giugno: Pavia-Piacenza (Piacenza-Emilia Romagna)

8 giugno: Piacenza-Pomponesco (Mantova-Lombardia)

9 giugno: Pomponesco-Bastiglia (Modena-Emilia Romagna)

10 giugno: Bastiglia-Bologna (Bologna-Emilia Romagna)

11 giugno: Bologna-Suviana (Bologna-Emilia Romagna)

12 giugno: Suviana-Pistoia (Pistoia-Toscana)

13 giugno: Pistoia-Firenze (Firenze-Toscana)

14 giugno: Firenze-Siena (Siena-Toscana)

15 giugno: Siena-Sant’Angelo al Colle (Siena-Toscana)

16 giugno: Sant’Angelo al Colle-Abbadia San Salvatore (Siena-Toscana)

17 giugno: Abbadia San Salvatore-Civita di Bagnoregio (Viterbo-Lazio)

18 giugno: Civita di Bagnoregio-Trevignano Romano (Roma-Lazio)

19 giugno: Trevignano Romano-Roma (Roma-Lazio)

20 giugno: Roma-San Felice Circeo (Latina -Lazio)

21 giugno: San Felice Circeo- Gaeta (Latina-lazio)

22 giugno: Gaeta-Napoli (Napoli-Campania)

23 giugno: Napoli-Pompei (Napoli-Campania)

24 giugno: Pompei-Castellabate (Salerno-Campania)

25 giugno: Castellabate-Palinuro (Salerno-Campania)

26 giugno: Palinuro-Marina di Camerota (Salerno-Campania)

27 giugno: Marina di Camerota-Maratea (Potenza-Basilicata)

28 giugno: Maratea-Lauria (Potenza-Basilicata)

29 giugno: Lauria-Castrovillari (Cosenza-Calabria)

30 giugno: Castrovillari-Cosenza (Cosenza-Calabria)

1 luglio: Cosenza-Tropea (Vibo Valentia-Calabria)

2 luglio: Tropea-Capo Vaticano (Vibo Valentia-Calabria)

3 luglio: Capo Vaticano-Villa San Giovanni (Reggio Calabria-Calabria)

4 luglio: Villa San Giovanni-Taormina (Messina-Sicilia)

5 luglio: Taormina-Acitrezza (Catania-Sicilia)

6 luglio: Acitrezza-Catania (Catania-Sicilia)