Alla fine poi a Orgosolo ci siamo arrivate, buttandoci dell’acqua in testa, arrancando in salita sotto il sole delle undici, maledicendo la bici e quella volta che abbiamo deciso di fare le vacanze in bici e benedicendo ogni singolo albero che gettava la sua ombra sulla nostra strada. A Orgosolo ci sono i famigerati murales e le macchine degli indigeni che vanno a ottomila all’ora sulla via principale, facendo il pelo ai turisti distratti con le audioguide nelle orecchie. Distratti per dieci minuti, poi capisci che è una guerra e che devi stare molto molto all’erta mentre fai la tua gita artistico culturale. Fare una zona pedonale toglierebbe il brivido.
A Orgosolo mangiamo come se non mangiassimo da mille anni un piatto buonissimo di malloreddus e un raviolo fritto ripieno di ricotta spinaci e qualcos’altro, tipico di qui, ora sarebbe bello dormire due ore buttate da qualche parte, la sveglia alle cinque si fa sentire, ma Francesco, il vicesindaco di Mamoiada, ci aspetta per visitare il museo delle maschere.

La guida ci dice di aspettare qualche minuto, tra poco comincerà il video di quindici minuti sul Carnevale di Mamoiada. Intanto tre manichini vestiti da Mamuthones stazionano minacciosi tra uno schermo e l’altro. Sono vestiti di pelliccia nera di pecora, hanno maschere cattive di legno scuro sul viso e campanacci enormi appesi alla schiena e sul petto. Sono bestie, sono Satana, sono il male, sono la notte, sono la morte. Non è che te le immagini tanto come protagoniste di un carnevale, a meno che a un certo punto non arrivino a sorpresa gli ancheggianti ballerini del carnevale di Rio ad animare la situazione. Eh meo amigo Charlie… A, E, I, O, U, IPSILON…

Non vi dovete immaginare un carnevale come lo intendiamo di solito…
Ah ecco.
Qui si parla più che altro di una processione danzante, muta e silenziosa, si sente solo il suono dei campanacci, si tratta di mascheramenti di origine rituale, di riti pagani propiziatori per invocare gli spiriti. Si tratta dell’eterna lotta del male contro il bene, di un rito per proteggersi dagli spiriti del male, per propiziare il raccolto. Il suono del campanaccio per scacciare il male.
La guida è precisa, competente, seria, appassionata.
Questi sono gli Issohadores hanno vestiti più colorati e femminili e conducono la processione, hanno queste corde con cui prendono il pubblico, come il lazo con il toro. Nella sala successiva ci sono altri manichini con le maschere del carnevale di Mamoiada e dei paesi vicini. Qui ogni paese ha le sue maschere e i suoi carnevali. Ci sono le maschere dei Thurpos, i due ciechi col giogo sulle spalle, Sa Hilonzana, la filatrice, che può tagliare il filo della vita a suo piacimento, con grosse forbici appesa al collo. Tutte botte di vita e di allegria.

Francesco, la nostra guida, meriterebbe un capitolo a parte perché da subito ci riempie di attenzioni, è l’amore guida perfetta alla scoperta di questo pezzo di Barbagia, e poi perché ha otto figli e già questo meriterebbe un racconto, prima o poi. Ci porta al tramonto a vedere una vigna di Cannonau, la vendemmia si fa a fine ottobre perché quest’uva il sole lo deve prendere proprio tutto, e poi ci presenta Enzo che è uno dei Mammuthones, anzi era, perché da qualche anno ha mal di schiena, i campanacci pesano trenta chili da portare in giro nella famosa processione muta, per ore e ore, e quindi è diventato Issohadores.

Che poi, ve lo devo dire, a me il Carnevale tipo Rio de Janeiro, come i fuochi d’artificio, e tutti quei momenti in cui ci si aspetta che uno sia per forza felice e scoppi di allegria a me viene un’angoscia… Ogni Capodanno quando scatta il momento mezzanotte più trenino io vorrei non essere mai nata, la morte nel cuore penso solo: passerà dai.
E quindi alla fine le maschere spaventose di Mamoiada, i Mamuthones, mezzi demoni, mezze bestie, a me non dicono che mettano allegria ma per contrasto mi smuovono una reazione vitale; nella eterna lotta tra morte e vita, nello spauracchio del male che potrebbe soverchiarti, io mi sento più a mio agio, c’è qualcosa di conosciuto, famigliare da sempre.

Comunque dopo tre bicchieri di Cannonau che ci offre Francesco, i Mamuthones, la Hilonzana, le ballerine nude di Rio e meno amigo Charlie, sono tutti grandi amici che si vogliono bene, riprendiamo la bici e ci dirigiamo verso Gavoi, per l’eterna lotta tra il bene e il male ne riparleremo domani, ora si pedala.

2 Comments

  • lalast.ri

    riguardo all’angoscia del “tutti felici per forza” , stato d’animo noto anche a me, mi consolo pensando che una cosa positiva nell’essere diversi è che nessuno si aspetta che tu sia come loro.
    buon proseguimento girls

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