«Vai, vai, vai!»
Vado, vado!  Spingo sui pedali veloce; se smetto cado, se continuo così prendo velocità e sbatto contro quel muro là in fondo.
 Un brivido di piacere e di paura passa dagli occhi sgranati ai piedi: vado senza rotelle! Per qualche incredibile magia sto in equilibrio!

Quarant’anni dopo, e decine di cadute e ginocchia sbucciate dopo, la magia rispetto allo stare in equilibrio si è un po’ affievolita ma sulla sella della mia bici, mentre pedalo per Milano, io mi sento sempre un’anarchica felice. 
Il bello di andare con la bici in città è che posso passare col rosso, dopo essermi protesa a sbirciare a destra e a sinistra. Ma il bello è anche che posso decidere di fermarmi ad aspettare il verde e tirare il fiato, quelle mattine che le gambe non vanno. 
Il bello è scivolare di fianco alla macchine in fila, scattare prima di tutti, oppure rallentare e seguire il ritmo dei pensieri. Perché la bicicletta modifica il tempo; i pedali sono come lancette e le mie gambe decidono loro come farlo scorrere questo tempo: adagio, sostenuto, andante moderato, presto prestissimo.
In bicicletta ho sempre quindici anni, mentre invecchio improvvisamente appena mi siedo alla guida di una macchina.
La bicicletta io credo abbia in sé qualcosa di profondamente giusto: non consuma energie, che non siano quelle che posso metterci io coi miei muscoli, non fa rumore se non quelli perfetti delle meccanica in movimento, se la curi non invecchia mai.
 Io in città uso una bici rossa bellissima ereditata da mio padre, lui sì un ciclista vero, un piccolo gioiellino che va come una scheggia.

Certo la Patagonia mi immagino non abbia molti semafori né auto in coda da superare, e la bici rossa fiammante sarà sostituita da una Cinelli altrettanto bella ma molto più pesante e con venti chili di bagaglio.
 Ci saranno lunghissimi chilometri di fatica e forse ogni tanto bisognerà entrare in una sorta di stato zen come quando si nuota in piscina.
Ma credo che lo spirito ciclistico vero, quello anarchico, libero e ribelle, ci guiderà pure lì, sulla Carretera Austral, col vento contro e i saliscendi a tagliarci le gambe.
 Sarà bello andare un po’ a caso, cambiare itinerario, rallentare o approfittare di una giornata di vento a favore e allungare il passo. Non ci saranno gare, sfide, scadenze. Ci sarà il piacere di andare.
Per questo Cicliste per caso è il nostro motto. Sarà perché ho sempre attraversato fuori dalle strisce, sarà perché ho i capelli ricci, ma le regole non mi sono mai piaciute e per quanto riguarda gli imprevisti ho imparato a non farmi più mettere di cattivo umore.

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