Mentre scrivo da un albergo di Vitry-le-François, dalla finestra vedo, a pochi metri, l’abside di una chiesa gotica che si staglia con le sue guglie, i tabernacoli, le statue e una strana balaustra, su un cielo che è ancora un po’ minaccioso dopo la pioggia. Un’immagine che, complice la stanchezza, mi strugge per quanta bellezza inaspettata possa esserci dietro ogni angolo e per quanto la bellezza possa cambiare una serata, un giorno o forse tutta una vita. Ragionavamo di bellezza mentre attraversavamo pedalando la Svizzera, ma chiamarlo ragionamento è esagerato e riduttivo alla stesso tempo. Quando si viaggia in bicicletta si ha quel tipo di velocità che permette di cogliere moltissimi dettagli ma frammentati; si è immersi, si è fuori, non così lenti come quando si cammina da soffermarsi ma abbastanza liberi da rallentare e annusare, vedere, sentire, tornare indietro, liberi di accelerare e guardare avanti.

Ma tornando alla bellezza della Svizzera. Certo l’avevamo già vista mille volte la tanto decantata pulizia svizzera. Ma passarci in mezzo con la bici fa tutto un altro effetto, i dettagli fanno davvero la differenza. La Svizzera è quel posto dove le cascine hanno gli attrezzi riposti in ordine decrescente, gli stivali puliti sono allineati fuori dalla porta, non c’è un filo di paglia che non sia stato spazzato e le finestre hanno vetri immacolati e fiori curati che sembrano messi lì per farti sentire felice, a te che passi. La Svizzera non è solo pulita, è curata in ogni minimo particolare, è immersa in una natura natura, armoniosa, è rispettosa. La Svizzera è quel posto che sembra di vivere in una favola, o nel cartone animato di Heidi, dove non può succederti niente di brutto, al limite le caprette quel giorno non ti fanno ciao, tutti sono buoni e onesti, e il finale è un ovvio lieto fine. Se davvero la bellezza dei posti fosse sinonimo di felicità, gli svizzeri dovrebbero essere le persone più felici sulla faccia della terra. La Svizzera è quel posto dove ogni strada ha una zona dedicata alle biciclette, quantomeno un’area a destra delimitata da strisce gialle che ti fa sentire che esisti, tu ciclista. E indicazioni continue e sollecite di dove andare se stai seguendo un percorso ciclabile. La Svizzera è anche quel posto in cui tutto costa due, tre volte l’Italia. E dove la birra costa meno dell’acqua. Giuro. La Svizzera è anche quel posto dove le salite ti spaccano le gambe e le donne hanno votato per la prima volta nel 1971. Comunque al nostro ritorno, con calma, andremo a cercarci il tasso di criminalità svizzera per capire se qualcosa si nasconde dietro alle favole, se è tutto oro quello che luccica, se Heidi rischia di essere violentata quando va a spasso con le mucche. La Svizzera ci lascia con una serata bellissima ad Aarau ospiti di un Bed & breakfast meraviglioso. Ceniamo sul terrazzo col fiume dietro alle spalle e la luce lunghissima del tramonto che accompagna le nostre chiacchiere in inglese tedesco e italiano.

E poi pedaliamo fino a Basilea e poi pedaliamo sul confine tedesco, sul Reno, fiancheggiato dalla Foresta Nera. Sono due giorni di grande caldo, un caldo che non ci aspettavamo che rende pesante la facile pedalata. Il fiume per la prima volta in questo viaggio ci induce ad attivare la modalità zen; lo scenario pur bellissimo non cambia per ore e la noia non è più un rischio ma una dura realtà. La Germania torna ad avere prezzi accessibili e Silvia parla in tedesco e quindi ordinare al ristorante o prendere una stanza non è più così complicato. Ma la Germania in realtà per noi, in questo viaggio, resta un confine, un fiume e una foresta, non molto di più. Già dopo due giorni siamo a Strasburgo, che, anche se per poco, è Francia.

Strasburgo la annoveriamo in assoluto come la città più bike friendly mai vista in vita. Ogni via ha una corsia ciclabile, indicazioni continue per gli automobilisti di fare attenzione alle bici. Nelle strade a senso unico le bici possono andare in contromano e un cartello dice alle auto: attenzione ciclisti in contromano. Se non c’è spazio sulla strada una parte del marciapiede è adibita a pista ciclabile. Pensiamo a Milano con tutte le polemiche sui ciclisti: vanno in contromano, salgono sui marciapiedi, multateli! Ci sembra un sogno. Poi il parlamento europeo è bruttissimo, la cattedrale meravigliosa, i turisti di notte sotto la finestra del nostro albergo, aperta per il gran caldo, da uccidere tutti.

Il giorno dopo qualcuno ascolta le mie preghiere e partiamo sotto un cielo nuvoloso e una temperatura che finalmente ci fa respirare. Dopo un paio d’ore il cielo si incupisce e inizia a diluviare lungo il canale che ha solo pochi alberi sotto i quali ripararsi nei momenti più drammatici. Questo inizio di Francia sembra un quadro impressionista, coi covoni, la campagna, le colline, i canali e le chiuse. Ci aspettavamo un lungo e noioso percorso lungo i corsi d’acqua ma invece spesso la ciclabile devia sulle colline e ci mette a dura prova.

Sono le giornate con più chilometri da mettere nelle gambe e si alternano momenti in cui ci sentiamo forti e maciniamo strada a momenti di stanchezza in cui ci incitiamo a vicenda. La chiamiamo modalità puma patagonico, dal nostro viaggio in Patagonia in cui pedalavamo alla ricerca del mitico felino estinto. La modalità ha varie fasi: puma patagonico, quando la forza è al suo massimo; spumeggiamento, quando si hanno guizzi di velocità e energia; puma patagonico disperato quando si mette tutto quello che si ha nei pedali ma si sa che non ce n’è quasi più.

La Francia ci aspetta stamattina con i suoi champagne. Sarà una tappa in cui metteremo a punto una nuova modalità di crociera, forse la chiameremo puma patagonico alticcio, comunque vi faremo sapere.

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