IL MIGLIOR NEMICO DELL’UOMO

IL MIGLIOR NEMICO DELL’UOMO

Vorrei incontrare un entomologo e parlare lungamente degli usi e costumi dei tafani. Pensavate anche voi che l’animale più fedele all’uomo fosse il cane?

Prima della Patagonia la mia unica esperienza diretta coi tafani era stata una puntura un pomeriggio di luglio in piscina all’età di quindici anni. Tutti scappavano tuffandosi in acqua per sfuggire al suo attacco ossessivo e io ignara ero rimasta sul bordo ed ero stata punta.
Mi ero fatta l’idea che i tafani fossero insetti rari, non avendone più incontrati se non qualche volta in montagna.
In Patagonia ho avuto modo di rivedere la mia idea sulla diffusione dei tafani, e sono arrivata alla conclusione che, insieme agli gnu africani, prenderanno possesso del mondo.
Gnu e tafani.

Sulla Carretera Austral, specie sui valichi montani, specie nelle ore più calde, specie quando il vento si calma, l’aria è invasa da questi esseri neri ronzanti. Intercettano il tuo corpo di passaggio e non lo mollano più. Ti hanno scelto, come se fosse un giuramento di fedeltà eterna, e non ti mollano se non dopo aver ficcato i loro piccoli denti nella tua carne o dopo che li hai uccisi e in questo caso prima di morire passano il testimone a un loro hermano e chiedono a lui di continuare a ossessionarti. Finché morte non vi separi, gli dicono.
Possono seguirti per chilometri senza stancarsi e il motto ammazzarne uno per educarne cento su di loro non ha presa.
Ieri in una delle solite salite terribili, andando verso Puerto Yungay ad un certo punto io e Silvia eravamo circondate da venti, trenta esemplari ognuna. A nulla serviva il mulinare delle braccia frenetiche e le imprecazioni crescenti.
Non credevo di poter ammazzare con tanto gusto sadico degli essere viventi. Nella pausa per riprendere fiato a un certo punto io e Silvia abbiamo cominciato ad ammazzarceli a vicenda dandoci delle pacche violente, perché i tafani sono pure resistenti, all’urlo di “tié, muoriiiii!”

In tutti i discorsi con i ciclisti incrociati per strada o con cui campeggiavamo ad un certo punto inevitabilmente si finiva a parlare di tafani. “Oh my god, those horrible horseflies!”.

Mi immagino che nelle città dei tafani, nelle loro piazze, ci siano monumenti ai tafani più eroici, i più forti, i più resistenti, i più caparbi. Quelli più fedeli, quelli che fino alla morte non mollano. Sotto, incisa, la dicitura: El tabano patagonico, il miglior nemico dell’uomo.

 

C’ERA UNA VOLTA UN INGLESE, UN CILENO E UNA MOLESKINE

C’ERA UNA VOLTA UN INGLESE, UN CILENO E UNA MOLESKINE

Uso la moleskine da molti anni. Mi piace la carta, il colore e la grammatura. Il modo in cui la penna scorre sulle pagine. Compravo la moleskine quando era ancora difficile da trovare e portava con sé quell’idea di viaggio, romantica e struggente, che la rendeva unica. Quel tipo di viaggio in cui ti immagini che ogni istante sia una scoperta così sconvolgente e significativa da non poter fare a meno di riempire fitte pagine di parole che poi diventeranno libri memorabili.
Ovviamente tutte le mie moleskine sono piene solo di appunti di lavoro, titoli di racconti che scriverò, elenchi di cose da fare.
La moleskine alla fine è un po’ come la jeep, metafora di viaggi, partenze, fughe verso mondi selvaggi, e poi la cosa più avventurosa che ti succede è stare in coda sulla circonvallazione.
Che poi io non è che con questi taccuini ci volessi davvero partire. In fondo partire non mi interessava nemmeno, preferivo trastullarmi con l’idea che ‘il vero viaggio è quello dentro se stessi’ e nessun viaggio poteva eguagliare la fantasia del viaggio nella mia testa.
Sarà per questa congenita tendenza ad essere più contemplativa che attiva che per me la geografia è stata un problema da sempre? E parlo della materia a scuola per cominciare ma poi anche della poca geografia vissuta, quella delle strade, delle città, dei fiumi, dei monti. Non mi ricordavo mai niente. Da piccola non sapevo nemmeno il nome delle vie di fianco a casa mia. E poi le cose non sono andate molto meglio.

Nel 1974 Bruce Chatwin si incontra in un caffè di Zurigo con Luis Sepúlveda. Gli regala una moleskine. Sepulveda sta partendo per un viaggio in Patagonia, su quella moleskine prenderà gli appunti di viaggio che poi costituiranno il corpo del suo famoso Patagonia express.

Tra qualche giorno partirò per la Patagonia, ho una moleskine nuova che mi sono comprata apposta. Ho dato un’occhiata alla cartina almeno per avere un’idea e per ora ricordo solo il nome della strada che faremo, in bicicletta. Carretera Austral, è un bel nome credo che me lo ricorderò.
Per non rischiare me lo segno sulla prima pagina del taccuino più famoso del mondo. Che poi a me Chatwin non è mai piaciuto. Ma senti come scivola leggera la penna su questa carta…

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