TEX WILLER, PACO RABBANE E FRIDA

TEX WILLER, PACO RABBANE E FRIDA

Questo è un tatuaggio cholo, dice l’uomo indicando il suo braccio, io sono un cholo. Un gangster. È appoggiato al muro e cerca di darsi un contegno da duro, in realtà appena si distrae gli viene una faccia da buono, con degli occhi dolcissimi. Siamo fuori dal Cacho Wash, un edificio nel mezzo del deserto con una pompa di benzina, un piccolo grocery e soprattutto una enorme lavanderia a gettoni, vero centro di attrazione di tutta la zona. L’uomo è un indiano Navajo, e viene qui ogni tanto per incontrare gli amici, dice, noi campeggeremo insieme ad altri ciclisti in un’area vicino alla pompa di benzina, di fianco a un vecchio vagone del treno con un enorme scritta Santa Fé sulla fiancata.  Abbiamo appena beccato la tempesta perfetta: fulmini, secchiate di pioggia, vento e grandine, abbiamo provato a ripararci buttandoci ai lati della strada, coprendoci la testa e le spalle con una delle borse da bici perché la grandine, palline di...
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SAI, LA GENTE È STRANA

SAI, LA GENTE È STRANA

Arriviamo a Ovando nel tardo pomeriggio, non ci sono stanze nell’unico albergo del paese, non c’è un campeggio; ci consigliano di dormire nella vecchia prigione che ora è diventata ricovero per i ciclisti di passaggio sulla Great Divide. Portiamo le nostre cose lì, cominciamo a sistemarci per la notte. Di fronte alla piccola prigione una casa, una vecchia casa di legno, con delle finestre che danno sulla strada, così piena di cose che sembra stia per esplodere. Davanti alla casa un uomo che sembra avere centoventi anni, e un cane. Immobili, seduti uno di fianco all’altro. La mattina ci svegliamo, cominciamo a prepararci per partire e l’uomo e il cane sono sempre lì. Immobili. Per fugare il dubbio che siano morti da mesi e nessuno se ne sia accorto, Silvia va a chiedere se può fargli una foto. L’uomo emette dei suoni che lei interpreta come: sì, certo, non vedevo l’ora di farmi fare una foto da te. Il cane...
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