UNA CASA ALLA FINE DEL MONDO

UNA CASA ALLA FINE DEL MONDO

Hurta ci accoglie nella sua cucina con il sorriso sdentato e gli occhi dolci da nonna delle favole. I figli Tito e Roberto, da qui in poi per tutto il tempo sarà impossibile capire chi sia Tito e chi Roberto, vivono con lei in una casa col tetto di lamiera che sta insieme con lo sputo. Siamo arrivate qui, a Candelario Mancilla, su un battello da Villa O'Higgins dove finisce la Carretera Austral e si può proseguire solo in bicicletta o a piedi. Tito e Roberto avranno rispettivamente 40 e 50 anni e uno dei due viene ad accogliere i turisti, dieci in tutto, al porticciolo. Sembrerebbe la solita tattica furbetta per accaparrarsi per primo i turisti, ma ben presto scopriamo che la loro casa è l'unica di tutto Candelario Mancilla. Tre abitanti. Cinque se si considerano i due cani. Si potrebbe campeggiare ma siamo troppo stanche e così decidiamo di dormire a casa loro, in una stanza povera e piena di roba,...
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CHILE MEJOR

CHILE MEJOR

Chile Mejor inneggia a caratteri cubitali la cartellonistica a lato delle Carretera Austral. In helvetica bianco su una foto sciatta di una strada già asfaltata. Chile Mejor è il ritornello che mi gira in testa mentre pedaliamo provando a trovare un ritmo sul ripio. Il ripio è quello che noi chiamiamo comunemente sterrato ma qui sulla Carretera Austral, dove tutto è costantemente variabile, anche il ripio cambia ogni chilometro. Direi che, a memoria, in tre giorni abbiamo incontrato una decina di varietà di ripio. Terra smossa con sassi e buche, selciato classico, brecciolino insidioso, terra schiacciata e compatta, terra schiacciata ma bagnata, sassi piccoli e bianchi, cemento con sopra sassi liberi, cemento con incastrati qua e là dei sassi, sabbia con grossi sassi liberi, mattoncini autobloccanti coperti di sabbia. Chile mejor ma con calma. Intanto la Carretera Austral rimane prevalentemente sterrata, appunto, e questo è il suo bello, ciò che rende il nostro viaggio ancora più epico. Ma sterrato viene da terra e la terra...
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ICH BIN CILENO

ICH BIN CILENO

«Hay un order que respetar» «Ma domani abbiamo un traghetto, è l'unico che parte per Puerto Chacabuco. Por favor può chiedere al meccanico se può dare solo un'occhiata?» «Intiendo pero hai un order que respetar» «Por favor, siamo disperate, come facciamo a partire per la Carretera Austral se non sistemiamo il freno?» «Intiendo, pero hay un order...» Sì, ho capito, l'order que respetar, ma siamo in Cile o a Berlino? Non dovrebbe essere che qui funzionano le regole del sud del mondo? Lo strappo alla regola come stile di vita? No? Ascolti, io sono quella coi capelli ricci, che non attraversa sulle strisce e che va in giro in bici perché la bici è anarchica, por favor! Io e Silvia proviamo cinquanta sfumature di supplica. Da quella piagnucolosa a quella disperata, arrivando alla fine a una quasi rabbiosa. Le commesse sono tre. Una con le unghie bianche quadrate lunghe quattro centimetri e un piercing sul naso che non ha mai alzato gli occhi dal computer, nemmeno quando siamo entrate. La...
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