Monica ne ha fatti quasi una trentina. Nicoletta e Antonello hanno cominciato da circa tre anni, ma da allora non se ne lasciano più sfuggire uno. Emanuele, Alessandro e Fabiana sono alla loro prima esperienza. Per me invece si tratta del secondo trail. Che poi io i trail fino a qualche mese fa non sapevo nemmeno cosa fossero!

Appunto, cos’è un trail?

Prima di tutto c’è da dire che chiamarli trail forse non è correttisimo. Meglio parlare di eventi bikepacking. Sostanzialmente c’è un percorso che bisogna seguire (di solito di svariate centinaia di chilometri con un gran bel dislivello), grazie alla traccia GPS fornita dall’organizzazione. Il tracciato va seguito per intero e senza tagli. Una volta partiti poi, non c’è nessuna assistenza da parte degli organizzatori, e non si può avere assistenza al seguito. Si è da soli con la propria bicicletta e si porta con sé tutto quello di cui si ha bisogno. Per questo si chiamano anche eventi unsupported.

Il percorso, prevalentemente sterrato (un mix tra strade bianche, sentieri, carrarecce), è di un’unica tappa che ognuno può suddividere come meglio crede, in totale autonomia, scegliendo dove e quando mangiare, e dove e quando dormire. C’è chi dorme in B&B, chi in tenda, chi nel bivy sac e chi… Non dorme per niente!

Non c’è un tempo limite, ognuno decide in quanto tempo arrivare al traguardo e decide la sua andatura. Ecco, forse potrebbe sembrare che si tratti di una gara, ma non lo è per niente. Al traguardo non c’è un premio per il vincitore e nemmeno la classifica, si tratta semplicemente di una sfida con se stessi.

La bici più adatta? Per me una MTB (la mia è una Specialized Epic Hardtail), ma anche la gravel va bene, a patto che ve la caviate bene con le discese tecniche!

Il primo giorno del mio primo trail, il Tuscany Trail lo scorso giugno (545km, 9.200m D+), mentre spingevo la mia bici su per la salita di Vinci, uno sterrato di svariati chilometri che supera in molti punti il 20% di pendenza, ricordo chiaramente di aver pensato: “E’ una follia che non farò mai più”! Ma poi mi sono subito iscritta al Marche Trail (340km, 7.600m D+). E ancora, mentre morivo di fatica spingendo la bici su per il Conero: “Perché lo faccio?”.

Sicuramente perché è una sfida. E forse anche perché in fondo sono un po’ masochista. Ma a pensarci bene non lo sono un po’ tutti i ciclisti? Il ciclismo è uno sport che si basa sulla fatica! Io sto imparando a conoscere e ad apprezzare solo adesso la fatica, la soddisfazione e la gioia che si ricavano da una salita impegnativa, prima di buttarsi col cuore a mille in discesa.

Ma non è solo questo. Lo faccio perché è una vera e propria avventura in bicicletta. Perché è un’evasione dalla routine quotidiana, perchè mi piace stare in mezzo alla natura, per vivere intere giornate con i ritmi dettati solamente dall’alba e dal tramonto, per scoprire nuovi posti, per sentire il sole sulla pelle, i rumori della notte, il caldo, il freddo, la noia, la fame, per il fango sulle scarpe, per stare da sola, per fare amicizie che durano poche ore o magari per sempre. Perché il trail è una festa, dove per il solo fatto di esserci, di pedalare, sei già in sintonia con gli altri. Si condivide un pezzo di strada, si beve un bicchiere di vino assieme, ci si aiuta.

Io la fatica del Marche Trail l’ho già dimenticata, anche se quando sono tornata a casa mi hanno fatto male le gambe per tre giorni. Ma non ho dimenticato quanto mi è piaciuto per la prima volta pedalare con il buio. Nel silenzio della notte sentire solo il mio respiro e le ruote sul brecciolino, tendere l’orecchio ai fruscii degli animali nel bosco con un misto di paura ed eccitazione, la luna piena ad illuminarmi la strada.

A quando il prossimo trail? Riuscirò a convincere Linda a farne uno? 😉

PS: sulla pagina strava di Silvia Gottardi trovate le tracce suddivise per giorno con km, dislivello ecc… Buon divertimento!

 

 

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