La naturaleza no pregunta e no tiene tiempo. Rebecca la nostra guida è anche un po filosofa, pare. E così, ci spiega, il Perito Moreno, quattro anni fa, mentre tutti aspettavano ‘la grande rottura’ prendendo d’assalto alberghi e appostandosi per ore sulle passerelle, ha deciso difregasene di tutti e rompersi alle tre di notte nel silenzio assoluto e senza occhi che lo scrutassero.

Ora non starò ad ammorbarvi coi dettagli. Vi basti sapere, se non siete amanti del Perito Moreno, e quindi sapete già tutto, o non siete già stati qui e una Rebecca vi ha spiegato la storia, che ogni tre, quattro anni in un punto del ghiacciaio si forma un imponente ponte di ghiaccio che poi crolla dando vita a uno spettacolo unico, dicono. Ma, a parte l’enorme rottura, in questo periodo dell’anno ci sono continue piccole cadute di pezzi di ghiaccio. Si sente un boato, simile a un ruggito, e poi dopo qualche secondo la lastra di ghiaccio precipita nel lago Argentino.

Mi ritrovo a pensare a Freud mentre guardo stupefatta il muro di guglie che, come un fiume impazzito fermatosi di botto, scende giù in mezzo alle montagne. Alla teoria dell’iceberg, per cui le parti emerse del ghiacciaio rappresenterebbero la parte razionale della personalità, mentre la parte sommersa, molto più grande, che rimane nascosta e invisibile, simboleggerebbe l’inconscio. Mi chiedo quanto Perito Moreno inconscio ci sia là sotto e cosa stia rimuginando. Quello che emerge è di una bellezza da lasciare senza parole, grandioso e magnifico come una cattedrale, potente e spaventoso come una calamità naturale bloccata in un fermo immagine un attimo prima di travolgere tutto.
Abbiamo già visto un ghiacciaio qualche giorno fa. Il ghiacciaio O’Higgins a cui si accede con un battello e una navigazione di cinque ore. Non era così maestoso ma è stata una sorta di entrée, come al ristorante mentre aspetti il piatto che hai ordinato. Bello e emozionante come tutte le prime volte. Quando ci siamo fermati in prossimità del ghiacciaio per permettere che tutti scattassero quel milione di foto, un marinaio con un gommone è andato a prendere un pezzo di ghiaccio dal ghiacciaio.
Il capitano ha poi cominciato a girare tra i passeggeri con del whisky on the rocks che noi abbiamo commutato in coca cola, visto che erano le due del pomeriggio.
È stato strano avere una coca cola con un ghiaccio millenario dentro. Sembrava un piccolo iceberg a nostro uso e consumo, l’abbiamo guardato affascinate aspettando che si sciogliesse ma quando il capitano è passato a ritirare i bicchieri era ancora intatto.

Mi sono ricordata del piccolo iceberg mentre scendevamo nel punto più basso della passerella e un pezzo di ghiaccio si staccava ruggendo dal blocco uniforme del ghiacciaio.
Ho provato a fatica a immaginare che lui è lì da milioni di anni, dall’era glaciale, ben prima che il signor Francisco Moreno lo scoprisse e gli desse il suo nome.
Ho pensato che avere un inconscio di milioni di anni deve essere una cosa impegnativa, così come rimanere impassibili davanti allo stupore e all’ammirazione di milioni di persone, obiettivi fotografici e videocamere.
Ma il Perito Moreno deve essere un tipo insensibile alle lusinghe, riservato e silenzioso.
Un tipo che quando decide di dare spettacolo lo fa di notte, quando a vedere ci sono, al limite, solo le stelle.

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