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Sfoglio il mio quadernetto con la mela di Enzo Mari in copertina. Cerco tra gli appunti del viaggio qualcosa che è restato in sospeso, una parola, uno spunto, per chiudere la narrazione di questa Andalusia in bici. Il quaderno è sgualcito e sporco. Mi piace che sia un po’ sgualcito, che sia un po’ sporco, che ci siano passati sopra quindici giorni, quasi mille chilometri, le mani unte di grasso dalla catena venuta giù. Mi piace che sia scritto a mano, con la mia calligrafia, le cancellature, i ripensamenti di cui rimane traccia. In un viaggio in cui il corpo detta legge, impone il suo ritmo variabile e imprevedibile, mi piace che anche la scrittura sia corporea e non quella fredda dei tasti di un computer, Times New Roman corpo 12. Siamo sul transfert che da Almeria ci porta all’aeroporto di Malaga, facciamo, lungo la costa stavolta, la strada a ritroso per tornare al punto di partenza del nostro viaggio. Partiamo con la...
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MEZZOGIORNO DI FUOCO

MEZZOGIORNO DI FUOCO

A una trentina di chilometri a nord di Almeria, tra un tornante e l’altro si inciampa in un varco spazio temporale e si finisce nello Utah, in Arizona, anzi no in Messico. Deserto, canyon, le cime della Sierra Nevada in lontananza e un caldo infernale. Qui Sergio Leone scelse il deserto di Tabernas, l’unico deserto d’Europa, per girare alcuni dei suoi spaghetti western più famosi. L’ambientazione era davvero simile a quella del vero Far West ma con il vantaggio di costi di produzione molto più bassi, ovviamente. Io oggi decido di sfoggiare la canottiera per dare un senso al mio bagaglio e per provare a smorzare il segno indecente della maglia. Ma dodici giorni di sole sono duri da cancellare dalle braccia, nonostante oggi sia una giornata di sole cocente. Arriviamo a Mini Hollywood, uno dei tre set cinematografici rimasti inalterati, che è mezzogiorno, un mezzogiorno di fuoco potremmo dire per restare in tema, pronte per immergerci nelle atmosfere dei vecchi film...
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IL MIRACOLO DEL PATA BLANCA

IL MIRACOLO DEL PATA BLANCA

Prima di Cordova erano solo aranceti, da Cordova fino a Granada è tutto una distesa di ulivi, letteralmente a perdita d’occhio. Per due giorni incredule, ma ancora?, vediamo solo uliveti e cominciamo a spiegarci le olive che ci portano al tavolo a ogni piè sospinto. Faccio una breve ricerca e scopro che in Spagna vengono prodotte 1,6 milioni di tonnellate di olio. La Grecia al secondo posto produce 265 mila tonnellate. L’Italia terza, scalzata dalla Grecia l’anno scorso, con 250 mila tonnellate. Giusto per capirci. Altro che ulivi a perdita d’occhio. Capi del mondo delle olive. Dopo Granada ci inerpichiamo sulle Alpujarras della Sierra Nevada e qui il paesaggio cambia ogni minuto, anche se la fatica mi accorcia un po’ la vista e tutto diventa un’indistinta catena montuosa innevata sullo sfondo e vicinissimi milioni di fiori che invadono la carreggiata. La Lonely Planet dice che in questo parco naturale ci sono 2100 specie di piante. Croco, narciso, cardo, trifoglio, papavero, genziana. E...
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QUELLO CHE NON TI UCCIDE

QUELLO CHE NON TI UCCIDE

Questa volta il bagaglio l’ho sbagliato completamente. Ci ho messo giorni e mille ripensamenti perché nel bike packing ci sta poco o niente ma quel poco sono pure riuscita a sbagliarlo. Non ho portato l’iPad perché non volevo del peso in più e poi mi sono ritrovata a scrivere sulle note dell’iPhone, e no, la dettatura vocale non funziona così bene come credevo. Ho portato due canottiere e una maglietta per la sera ma le canottiere non le ho mai usate perché la sera non fa così caldo e anche di giorno alla fine è più comoda la maglia. Ho dimenticato, non so come, la seconda maglia da ciclismo e quindi ogni pomeriggio lavo di corsa l’unica che ho per farla asciugare per il mattino dopo. Ho portato una canotta da bici che non ho mai usato perché poi la canotta in discesa non si può chiudere sul collo e prendo freddo. Ho portato quattro paia di mutande ma tanto...
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EMANCIPARSI DALL’INCUBO DELLE PASSIONI

EMANCIPARSI DALL’INCUBO DELLE PASSIONI

Il tavolino è proprio sotto al palco in pole position e arriviamo giusto al pelo per l’inizio dello spettacolo. Il cameriere arriva con due bicchierini e una caraffa di vino fino. Lei ha un vestito a balze con la stoffa a pois, i capelli tirati, un trucco non esattamente sobrio. Lui ha un pantalone attillato nero su delle cosce massicce, la camicia bianca sbottonata fino a metà petto con i peli corti, regolati, i capelli ingellati indietro, lucidi. Il chitarrista è vestito in modo neutro, come se si presentasse da subito come quello un po’ defilato. L’uomo col calzone attillato e i capelli come un gitano, comincia a cantare stando seduto, un canto in falsetto, lamentoso. Dopo un paio di pezzi si alza lei e comincia a picchiare come un’ossessa i suoi tacchi sul palco di legno; prima con un ritmo lento e poi via via sempre più indemoniato. Non so se hanno il metallo come quelli da tip tap le...
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GLI ITALIANI SIMPATICI

GLI ITALIANI SIMPATICI

Se, come disse una volta qualcuno, i francesi sono degli italiani depressi allora, secondo me, gli spagnoli sono degli italiani simpatici. Lo spagnolo, la lingua spagnola, mi è sempre piaciuta tanto e ci sono delle parole che proprio adoro. Vale dovrebbe essere usata  internazionalmente al posto di ok, più efficace, meno oscura, lo siento è il modo più toccante per dire che mi dispiace. E poi usano continuamente diminutivi per dire qualsiasi cosa: puedes poner una firmita aquí? Te gusta una cervecita? Una preguntita e a colazione un cafetito, e via così di piccole cosine che sembra di essere all’asilo con la maestra che da un momento all’altro potrebbe darti buffetto sulla guancia. Siamo a pranzo ad Alozaina, ancora con la testa bagnata grazie alla fontana salvifica, il cameriere ci ha appena portato un’aguita fria, sedute sotto una tenda bianca che ci ripara dal sole ma lascia filtrare una cappa di caldo asfissiante. Mangiamo quattrk tapas a testa, più l’aguita...
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LOST AND FOUND

LOST AND FOUND

Ma di cosa sono fatte le nuvole? Riprendiamo un volo, ci rimettiamo in viaggio, dopo questo lungo periodo di fermo forzato, con le nostre bici nuove arrivate all'ultimo secondo perche tutti vogliono le bici da quando è scoppiato il Covid. Le abbiamo smontate e impacchetate senza nemmeno riuscire a provarle. Le roderemo durante il viaggio, incrociamo le dita. Mentre oltrepassiamo le Alpi, perche ahimé ci tocca uno scalo a Francoforte, ci attende una coltre di nubi, enormi e soffici cumulonembi; Silvia guarda fuori, il lato finestrino è sempre suo, e tra sé e sé dice: ma di cosa sono fatte le nuvole? L´aereo  comincia a sussultare, niente di incredibile ma le turbolenze ce le eravamo dimenticate, e la domanda rimane li a mezz’aria sospesa insieme ai cumulonembi. All'atterraggio a Malaga un sms di Lufthansa ci avvisa che le bici non sono state imbarcate nel nostro aereo e di rivolgersi all'ufficio lost and found; cominciamo bene. Ovviamente nel cartone delle bici abbiamo stipato l'impossibile, tra...
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IL DOCUMENTARIO “GRIZZLY TOUR” SU AMAZON PRIME

IL DOCUMENTARIO “GRIZZLY TOUR” SU AMAZON PRIME

Finalmente, dopo più di due anni, ecco il documentario "Grizzly Tour", che racconta il nostro viaggio lungo la Great Divide: 4.000km di avventura attraverso le Montagne Rocciose. Come sempre, nessun mezzo di supporto, ma due amiche, anche loro in sella, che ci hanno aiutato con le riprese. Il documentario è stato presentato in anteprima il 2 Dicembre 2020 al RIFF (Rome indipendent Film Festival) , ed è ora visibile su Amazon Prime. Speriamo vi piaccia! https://www.youtube.com/watch?v=0197Gyi2Ku0&t=4s Il documentario racconta il viaggio in bici di due donne attraverso gli Stati Uniti, dal Canada al Messico lungo la Great Divide. Un’avventura unica attraverso le zone più remote delle montagne rocciose, tra natura incontaminata e animali selvaggi. Un’impresa epica che le ha portate a percorrere 4.000 km e scalare 60.000 metri e che, giorno dopo giorno, le ha costrette a misurarsi con i propri limiti, con la propria forza e la propria fragilità, la quale ha messo alla prova il loro legame. Perché ogni viaggio...
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SBAM

SBAM

Quindi l’aria polare irrompe nel Mediterraneo. Una massa d’aria che proviene dal Nord, scavalca il Massiccio Centrale francese, si incanala lungo la valle del Rodano, si accelera scendendo rapida sui versanti sottovento e sbam. In faccia alla Corsica. Sbam, in faccia alla Sardegna. Sbam, in faccia alle nostre facce a Sant’Antioco. Il Maestrale ci arriva in faccia, alla sprovvista, e ci fa tirare il fiato quando ormai sembrava che lo scirocco fosse un destino ineluttabile ed eterno, una punizione da cui non ci saremmo liberate per il resto del viaggio. E che io avrei lamentato per sempre, tranne all’alba e in una stanza con il condizionatore. E che Silvia avrebbe laconicamente liquidato a modo suo, ignorandone la portata e la capacità di incidenza sul suo corpo. Invece sbam il Maestrale e due giorni senza pedalare. Sant’Antioco e poi Chia, percorrendo una strada panoramica a picco sul mare. Di nuovo bellezza sfacciata, in primo piano, grandangolata, che ci mangia gli occhi...
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STORIE DELLA BUONANOTTE DELLE SANTE RIBELLI

STORIE DELLA BUONANOTTE DELLE SANTE RIBELLI

Si dirà che la torre l’ho voluta con tre finestre per richiamare la divinità e che prima di farmi rinchiudere mi sia immersa in una piscina e mi sia auto-battezzata. Si dirà che mio padre mi voleva rinchiudere nella torre per la mia bellezza, per proteggermi dai pretendenti. Si dirà che mio padre mi voleva rinchiudere nella torre per la mia disobbedienza. Si dirà che mio padre era pagano e che io mi sia convertita al cristianesimo dopo aver studiato con filosofi, oratori e poeti. Si dirà che quando mio padre ha scoperto la mia conversione ha tentato di uccidermi ma che io sia sopravvissuta trapassando le pareti delle torre. Si dirà che quando mio padre ha tentato di uccidermi io sia volata su una montagna. Si dirà che un pastore mi abbia vista volare e abbia fatto la spia e che mio padre mi abbia trovata, condotta in cima a una montagna e decapitata. Si dirà che prima abbia provato...
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