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Sfoglio il mio quadernetto con la mela di Enzo Mari in copertina. Cerco tra gli appunti del viaggio qualcosa che è restato in sospeso, una parola, uno spunto, per chiudere la narrazione di questa Andalusia in bici. Il quaderno è sgualcito e sporco. Mi piace che sia un po’ sgualcito, che sia un po’ sporco, che ci siano passati sopra quindici giorni, quasi mille chilometri, le mani unte di grasso dalla catena venuta giù. Mi piace che sia scritto a mano, con la mia calligrafia, le cancellature, i ripensamenti di cui rimane traccia. In un viaggio in cui il corpo detta legge, impone il suo ritmo variabile e imprevedibile, mi piace che anche la scrittura sia corporea e non quella fredda dei tasti di un computer, Times New Roman corpo 12. Siamo sul transfert che da Almeria ci porta all’aeroporto di Malaga, facciamo, lungo la costa stavolta, la strada a ritroso per tornare al punto di partenza del nostro viaggio. Partiamo con la...
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