MEZZOGIORNO DI FUOCO

MEZZOGIORNO DI FUOCO

A una trentina di chilometri a nord di Almeria, tra un tornante e l’altro si inciampa in un varco spazio temporale e si finisce nello Utah, in Arizona, anzi no in Messico. Deserto, canyon, le cime della Sierra Nevada in lontananza e un caldo infernale. Qui Sergio Leone scelse il deserto di Tabernas, l’unico deserto d’Europa, per girare alcuni dei suoi spaghetti western più famosi. L’ambientazione era davvero simile a quella del vero Far West ma con il vantaggio di costi di produzione molto più bassi, ovviamente. Io oggi decido di sfoggiare la canottiera per dare un senso al mio bagaglio e per provare a smorzare il segno indecente della maglia. Ma dodici giorni di sole sono duri da cancellare dalle braccia, nonostante oggi sia una giornata di sole cocente. Arriviamo a Mini Hollywood, uno dei tre set cinematografici rimasti inalterati, che è mezzogiorno, un mezzogiorno di fuoco potremmo dire per restare in tema, pronte per immergerci nelle atmosfere dei vecchi film...
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IL MIRACOLO DEL PATA BLANCA

IL MIRACOLO DEL PATA BLANCA

Prima di Cordova erano solo aranceti, da Cordova fino a Granada è tutto una distesa di ulivi, letteralmente a perdita d’occhio. Per due giorni incredule, ma ancora?, vediamo solo uliveti e cominciamo a spiegarci le olive che ci portano al tavolo a ogni piè sospinto. Faccio una breve ricerca e scopro che in Spagna vengono prodotte 1,6 milioni di tonnellate di olio. La Grecia al secondo posto produce 265 mila tonnellate. L’Italia terza, scalzata dalla Grecia l’anno scorso, con 250 mila tonnellate. Giusto per capirci. Altro che ulivi a perdita d’occhio. Capi del mondo delle olive. Dopo Granada ci inerpichiamo sulle Alpujarras della Sierra Nevada e qui il paesaggio cambia ogni minuto, anche se la fatica mi accorcia un po’ la vista e tutto diventa un’indistinta catena montuosa innevata sullo sfondo e vicinissimi milioni di fiori che invadono la carreggiata. La Lonely Planet dice che in questo parco naturale ci sono 2100 specie di piante. Croco, narciso, cardo, trifoglio, papavero, genziana. E...
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QUELLO CHE NON TI UCCIDE

QUELLO CHE NON TI UCCIDE

Questa volta il bagaglio l’ho sbagliato completamente. Ci ho messo giorni e mille ripensamenti perché nel bike packing ci sta poco o niente ma quel poco sono pure riuscita a sbagliarlo. Non ho portato l’iPad perché non volevo del peso in più e poi mi sono ritrovata a scrivere sulle note dell’iPhone, e no, la dettatura vocale non funziona così bene come credevo. Ho portato due canottiere e una maglietta per la sera ma le canottiere non le ho mai usate perché la sera non fa così caldo e anche di giorno alla fine è più comoda la maglia. Ho dimenticato, non so come, la seconda maglia da ciclismo e quindi ogni pomeriggio lavo di corsa l’unica che ho per farla asciugare per il mattino dopo. Ho portato una canotta da bici che non ho mai usato perché poi la canotta in discesa non si può chiudere sul collo e prendo freddo. Ho portato quattro paia di mutande ma tanto...
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EMANCIPARSI DALL’INCUBO DELLE PASSIONI

EMANCIPARSI DALL’INCUBO DELLE PASSIONI

Il tavolino è proprio sotto al palco in pole position e arriviamo giusto al pelo per l’inizio dello spettacolo. Il cameriere arriva con due bicchierini e una caraffa di vino fino. Lei ha un vestito a balze con la stoffa a pois, i capelli tirati, un trucco non esattamente sobrio. Lui ha un pantalone attillato nero su delle cosce massicce, la camicia bianca sbottonata fino a metà petto con i peli corti, regolati, i capelli ingellati indietro, lucidi. Il chitarrista è vestito in modo neutro, come se si presentasse da subito come quello un po’ defilato. L’uomo col calzone attillato e i capelli come un gitano, comincia a cantare stando seduto, un canto in falsetto, lamentoso. Dopo un paio di pezzi si alza lei e comincia a picchiare come un’ossessa i suoi tacchi sul palco di legno; prima con un ritmo lento e poi via via sempre più indemoniato. Non so se hanno il metallo come quelli da tip tap le...
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GLI ITALIANI SIMPATICI

GLI ITALIANI SIMPATICI

Se, come disse una volta qualcuno, i francesi sono degli italiani depressi allora, secondo me, gli spagnoli sono degli italiani simpatici. Lo spagnolo, la lingua spagnola, mi è sempre piaciuta tanto e ci sono delle parole che proprio adoro. Vale dovrebbe essere usata  internazionalmente al posto di ok, più efficace, meno oscura, lo siento è il modo più toccante per dire che mi dispiace. E poi usano continuamente diminutivi per dire qualsiasi cosa: puedes poner una firmita aquí? Te gusta una cervecita? Una preguntita e a colazione un cafetito, e via così di piccole cosine che sembra di essere all’asilo con la maestra che da un momento all’altro potrebbe darti buffetto sulla guancia. Siamo a pranzo ad Alozaina, ancora con la testa bagnata grazie alla fontana salvifica, il cameriere ci ha appena portato un’aguita fria, sedute sotto una tenda bianca che ci ripara dal sole ma lascia filtrare una cappa di caldo asfissiante. Mangiamo quattrk tapas a testa, più l’aguita...
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LOST AND FOUND

LOST AND FOUND

Ma di cosa sono fatte le nuvole? Riprendiamo un volo, ci rimettiamo in viaggio, dopo questo lungo periodo di fermo forzato, con le nostre bici nuove arrivate all'ultimo secondo perche tutti vogliono le bici da quando è scoppiato il Covid. Le abbiamo smontate e impacchetate senza nemmeno riuscire a provarle. Le roderemo durante il viaggio, incrociamo le dita. Mentre oltrepassiamo le Alpi, perche ahimé ci tocca uno scalo a Francoforte, ci attende una coltre di nubi, enormi e soffici cumulonembi; Silvia guarda fuori, il lato finestrino è sempre suo, e tra sé e sé dice: ma di cosa sono fatte le nuvole? L´aereo  comincia a sussultare, niente di incredibile ma le turbolenze ce le eravamo dimenticate, e la domanda rimane li a mezz’aria sospesa insieme ai cumulonembi. All'atterraggio a Malaga un sms di Lufthansa ci avvisa che le bici non sono state imbarcate nel nostro aereo e di rivolgersi all'ufficio lost and found; cominciamo bene. Ovviamente nel cartone delle bici abbiamo stipato l'impossibile, tra...
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TIC TAC, TIC TAC

TIC TAC, TIC TAC

I tic tac menta intensa, adesso che li riguardo, hanno lo stesso colore del Perito Moreno. Un azzurro fluorescente, vagamente irreale. Forse l’emozione della vista del ghiacciaio, avvenuta qualche giorno prima, ha condizionato subliminalmente l’acquisto sconsiderato. Forse è una strategia di marketing argentina. Non mi risulta l’esistenza di tale gusto sul mercato italiano e comunque non conosco nessuno che li abbia mai comprati. Prima di me. Sta di fatto che poi il colore si è rivelato il problema minore, la consistenza era la vera fregatura; tradiva una permanenza millenaria sullo scaffale del supermercato cileno. Quindi in fondo qualche legame col Perito Moreno c’era. Devo averne mangiati tre, quattro, succhiando la menta intensa e sputando il nucleo immasticabile. Per il resto i miei tic tac dell’era glaciale sono restati praticamente tutti lì, nella loro scatola, sul fondo della borsina che usavamo la sera in Patagonia. Qualche giorno fa da sotto le giacche, i cappotti e le sciarpe è risaltata fuori. La borsina.E i tic...
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UNA CASA ALLA FINE DEL MONDO

UNA CASA ALLA FINE DEL MONDO

Hurta ci accoglie nella sua cucina con il sorriso sdentato e gli occhi dolci da nonna delle favole. I figli Tito e Roberto, da qui in poi per tutto il tempo sarà impossibile capire chi sia Tito e chi Roberto, vivono con lei in una casa col tetto di lamiera che sta insieme con lo sputo. Siamo arrivate qui, a Candelario Mancilla, su un battello da Villa O'Higgins dove finisce la Carretera Austral e si può proseguire solo in bicicletta o a piedi. Tito e Roberto avranno rispettivamente 40 e 50 anni e uno dei due viene ad accogliere i turisti, dieci in tutto, al porticciolo. Sembrerebbe la solita tattica furbetta per accaparrarsi per primo i turisti, ma ben presto scopriamo che la loro casa è l'unica di tutto Candelario Mancilla. Tre abitanti. Cinque se si considerano i due cani. Si potrebbe campeggiare ma siamo troppo stanche e così decidiamo di dormire a casa loro, in una stanza povera e piena di roba,...
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IL MIGLIOR NEMICO DELL’UOMO

IL MIGLIOR NEMICO DELL’UOMO

Vorrei incontrare un entomologo e parlare lungamente degli usi e costumi dei tafani. Pensavate anche voi che l'animale più fedele all'uomo fosse il cane? Prima della Patagonia la mia unica esperienza diretta coi tafani era stata una puntura un pomeriggio di luglio in piscina all'età di quindici anni. Tutti scappavano tuffandosi in acqua per sfuggire al suo attacco ossessivo e io ignara ero rimasta sul bordo ed ero stata punta. Mi ero fatta l'idea che i tafani fossero insetti rari, non avendone più incontrati se non qualche volta in montagna. In Patagonia ho avuto modo di rivedere la mia idea sulla diffusione dei tafani, e sono arrivata alla conclusione che, insieme agli gnu africani, prenderanno possesso del mondo. Gnu e tafani. Sulla Carretera Austral, specie sui valichi montani, specie nelle ore più calde, specie quando il vento si calma, l'aria è invasa da questi esseri neri ronzanti. Intercettano il tuo corpo di passaggio e non lo mollano più. Ti hanno scelto, come se fosse un giuramento...
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NEVER GIVE UP?

NEVER GIVE UP?

Gli aforismi mi hanno sempre fatto venire l'orticaria, anche quelli che dicono cose vere ma che, solo per il fatto di essere diventati aforismi, si sono svuotati di ogni senso. Sono diventati comodi proclami, a rassicurarci su ciò che è giusto dividendolo con una linea netta da ciò che non lo è, per niente. Ma anche le frasi a effetto, che sono un po' dei motti, delle massime di vita, non le ho mai sopportate. Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare! Dai sempre il massimo! Vai oltre i tuoi limiti! Never give up! Sarà il nome del posto, Porto Rio Tranquillo, sarà che Silvia dopo avermi trascinato con la sua determinazione su per le salite, e avermi convinta a resistere al ripio, oggi ha avuto un tracollo, sarà la polvere che ci ha appesantito le gambe, ma noi oggi ci siamo fermate. Ci siamo sedute sulla riva del lago General Carrera, che sulla sponda Argentina si chiama lago Buenos Aires, guardando le...
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